giovedì 29 novembre 2012

Pierini...



Ogni annata scolastica ha avuto i suoi "Pierini", ogni classe ha sempre avuto il suo e, spesso, non solo uno.



Ci sono stati i Pierini semplicemente birichini e pelandroni, ma anche quelli "storici", che nessuno è mai riuscito a dimenticare, tante ne ha combinate. Tutto sommato, una volta cresciuti, ben pochi hanno fatto la brutta fine che si poteva pensare. So di uno finito in prigione, ora uscito e redento, qualcuno morto in circostanze misteriose in un Paese lontano ma, la maggior parte, si è trasformata in bravi uomini e donne, lavoratori, mamme e papà. Uno è anche diventato "gigolò". Ricordo il racconto di una mia collega, nubile, tutta casa e chiesa, che aveva incontrato per caso a Torino il suo ex alunno che più le aveva tolto la pazienza e il sonno ai tempi della scuola media. Elegante e dai modi raffinati, si era fatto riconoscere, le aveva parlato della sua redditizia professione e, pentito dei suoi trascorsi, le aveva detto: "Professoressa, per lei prestazioni gratis!"

Posso immaginare la faccia della collega, serissima e timorata di Dio, di fronte all'inaspettato  e personalizzato regalo.

Anche quest'anno abbiamo il nostro bel gruppetto di Pierini e parecchi sono sulla buona strada per diventare storici. Qualcuno è troppo viziato e protetto dai genitori ( la categoria peggiore), altri hanno una famiglia disastrata alle spalle e, in fondo, avrebbero solo bisogno di qualcuno che si interessasse a loro, li ascoltasse e li amasse. Noi comprendiamo il loro disagio e cerchiamo di aiutarli come possiamo, ma dobbiamo anche pensare al resto della classe e temiamo il rischio che, per salvarne uno, se ne perdano altri venti, oltre che la nostra salute mentale. Intervengono a questo punto gli educatori di strada, che mettono a disposizione uno spazio pomeridiano "assistito" con possibilità di aiuto per i compiti, momenti ludici, corsi di musica, recitazione, danza, scacchi ecc... e alcuni insegnanti in pensione che, volontariamente e gratuitamente, vengono a prelevare questi ragazzi in classe per accompagnarli in un'aula dove saranno aiutati a studiare ( cosa che da soli non farebbero mai), a preparare le verifiche ecc...

Stamattina uno di questi Pierini storici ( tre anni di ripetenza in prima media, ora in seconda) appena entrata in classe, invece di farsi richiamare perché tirava palline, faceva il solletico alle ragazze e non era seduto al suo posto, è venuto tutto compunto alla cattedra: "Prof,posso parlarle?"
"Certamente! Dimmi..."
"Sa, al pomeriggio gli educatori mi stanno insegnando a suonare il basso. E' proprio bello! "
E giù un sorriso radioso da un orecchio all'altro, dolce, da bravo ragazzo. 

Beh, son solo momenti, ma in quei momenti si capisce come dovesse sentirsi il padre del "figliol prodigo"... 

Forse, anche stavolta, non tutto è perduto!

venerdì 23 novembre 2012

Mostra fotografica

Mio figlio sta partecipando, con una decina di scatti, ad una mostra fotografica realizzata nell’ambito di un programma di esposizioni ed eventi Live per inaugurare l'apertura del Portale switchonfuture.it, dedicato all’arte indipendente. L’evento si svolge nella nostra città e stasera anche mio marito ed io abbiamo voluto essere presenti all’inaugurazione.
Il luogo è molto gradevole ed elegante. Si tratta di “PalazzoMathis”, di fondazione medioevale, che ha subito un importante intervento nel corso del settecento acquisendo il gusto barocco del suo aspetto attuale.
Esterno Palazzo Mathis

Una sala di Palazzo Mathis





Una delle sale dell'esposizione
 Alla mostra, frequentata da un folto pubblico, ho incontrato, oltre a parecchi ex alunni che ho rivisto volentieri,  la mia compagna di banco della scuola media, che non vedevo da parecchi anni e ho anche conosciuto di persona un’amica  virtuale, che aveva letto la notizia dell’evento sulla mia pagina di facebook.  Insomma, anche dal punto di vista dell’intrattenimento sociale non mi è mancato niente eheheheeh!

Ora però taccio e lascio che siano le immagini a comunicare con voi, pubblicando alcune delle fotografie esposte da mio figlio.  Spero vi piacciano.







lunedì 19 novembre 2012

La supplente



Stamattina sono tornata a scuola dopo un periodo di malattia. Sapevo di essere stata sostituita da ben due supplenti e qualche collega mi aveva anche bonariamente presa in giro per questo. Una era una docente di pochi anni più giovane di me, piuttosto severa, ma l'altra era invece una giovane fanciulla di ventotto anni, dal fisico slanciato e statuario e dalla bellezza mozzafiato. Già su Facebook qualche alunno me l'aveva descritta come una sorta di novella Belen.

Belen Rodriguez. Immagine tratta dal web.
 Stamattina, appena varcata la soglia, ho incrociato uno dei miei più famosi "Pierini", noto per la sua proverbiale abitudine di ripetere le classi. Il suo primo saluto, con volto costernato, è stato: "E la supplente?"
"Beh, il fatto che io sia tornata ti fa capire che lei non sarà più con voi questa mattina!"
"Ah!..."
Il poveretto era senza parole. Ci avrei scommesso che si sarebbe innamorato!

Arrivata in sala professori sono stata accolta dagli applausi dei colleghi: "Bentornata tra noi!"
Wow! Che accoglienza! Valeva proprio la pena di ammalarsi un po'!
Ho "tastato il polso" ai giovani colleghi maschi: "Allora, com'è andata con Belen? Anche voi dispiaciuti che non ci sia più?"
"Noooo! Era troppo magra!"
(Mmmmm... chissà perché mi è venuta in mente la storia della volpe e dell'uva...)

Nelle classi sono stata accolta con applausi e gran vociare di "Bentornata prof!" Solo i Pierini erano mogi, mogi, perché avevano il cuore infranto. In questi giorni pare abbiano continuato a non fare nulla come sempre, però non si sono annoiati, finendo col disturbare i compagni come al solito, perché hanno trascorso tutto tempo in estatica contemplazione.
Gli altri invece mi hanno consolata: "Prof. è più bella lei! Noi siamo affezionati a lei!"
Quando l'ho raccontato ad una collega è rimasta perplessa: "Beh, certamente ti vogliono bene, per il resto... bugiardi spudorati ehehehehehe! "

Ecco, il mio sogno, per un secondo, di competere con l'avvenenza della supplente Belen, è subito naufragato! :(

Bene o male, dopo i festeggiamenti tutto è ripreso come prima.
Bentornata vita di tutti i giorni!

venerdì 9 novembre 2012

Buon compleanno mamma!

Mia madre ha compiuto ottantasette anni ma, come da sei anni ormai, non lo saprà e non festeggerà.

Mia madre sei anni fa, quando la malattia era solo all'inizio.
mamma_anni1 Tutto ebbe inizio circa sei anni fa, quando cominciò a raccontarci più volte le stesse cose senza ricordarsi di averlo già fatto e a dimenticare ciò che noi le dicevamo, o il fatto che qualcuno  in giornata avesse telefonato o le avesse parlato.
Tornava dalla sua quotidiana spesa al supermercato, a cui si recava con la sua amata bicicletta, con alcuni alimenti mancanti. Quando mio padre le chiedeva come mai non avesse acquistato questo o quello, nonostante gliel'avesse scritto sulla lista, lei rispondeva che "non sapeva a cosa corrispondessero quelle parole, pertanto non aveva potuto trovare l'oggetto in questione".
Un mattino disse che "non aveva voglia di andare a fare la spesa" e mio padre capì subito che non ci sarebbe andata mai più. Sapeva di non esserne in grado.

Poi  cominciò a dimenticarsi di cucinare e mio padre si sostituì a lei. Ogni giorno era "una caccia al tesoro". Una padella era finita nel forno, un'altra sotto al letto, lo zucchero era in frigorifero... Mia madre si offendeva quando le si chiedeva dove avesse messo quelle cose e allora mio padre, che l'amava più della luce dei suoi occhi, non le diceva niente e cercava, cercava... Lui col suo enfisema polmonare che gli toglieva il respiro, l'inizio del Parkinson che gli faceva tremare le padelle in mano, le gambe che lo reggevano a malapena... Stava zitto, ansimava  e cercava.

 Mia madre si stupiva quando mangiava un arrosto, gli gnocchi, la polenta...Diceva: "Che buono! Non ho mai mangiato questa cosa!" Pian piano, tutto diventava "coso o cosa, questo o quello" e i vocaboli, con la relativa corrispondenza, si cancellavano dalla sua mente, così come i gusti, i profumi e, purtroppo, le persone.
Un giorno la tremenda gomma che ormai si era impossessata della sua mente cancellò mio figlio, il suo adorato ed unico nipote.  Mamma si stupiva nel veder girare per casa quel ragazzo estraneo, ma si rallegrava con noi perché "avevamo fatto una buona azione dando una casa a quel ragazzo orfano, che era anche tanto gentile e le dava sempre un bacio, anche se non  la conosceva"

Poi iniziò il periodo più difficile, quello dell'altalena tra momenti di lucidità ed altri di follia. Non si cambiava , non puliva, non cambiava le lenzuola, nascondeva ogni cosa sotto al letto, ma obbligarla a vestirsi diventava una vera impresa, una lotta all'ultimo sangue, e cambiare le lenzuola al suo letto era un'offesa irreparabile, poiché lei "lo aveva appena rifatto e si voleva farla passare per una sudiciona". Io ero diventata anche una "rovina-famiglie" perché cercavo di portarle via il marito e, come se non bastasse, non permettevo ai suoi genitori, morti da almeno trent'anni, di venirla a trovare. Si chiudeva disperata in garage e piangeva per ore, soffrendo per il tradimento dei genitori e la presunta cattiveria della figlia, che ormai non era più figlia ma una nemica da combattere. Mi insultava, persino mi malediva. Passato il periodo di disperazione tornava tranquilla in casa, dimentica totalmente di tutto ed affettuosa come sempre. La più amorevole delle madri. Era come vivere costantemente con il dott. Jekyll e Mr Hayde. Io ero alla soglia dell'esaurimento nervoso.

Intanto la gomma continuava a cancellare... era una pena vederla sedersi alla macchina da cucire che aveva usato per anni, con la quale aveva confezionato il mio abito da sposa, tanti abiti per tutta la famiglia ed anche per i clienti, e non riuscire nemmeno a muovere il pedale per farla partire, a non capire nemmeno da quale parte cucire un orlo. "Questa macchina non funziona più!" Si disperava e la guardava con odio.

L'abito da sposa confezionato da mia madre

Iniziarono poi gli anni terribili dell'affannosa ricerca dei suoi genitori. Ormai aveva dimenticato tutti: mio padre, la mia famiglia, le sue sorelle, ma il ricordo dei suoi genitori era ancora vivo, doveva trovarli assolutamente e l'unico modo per farlo era uscire sulla strada per raggiungere la loro casa,  se solo fosse riuscita a ricordarsi dov'era.  Si attaccava al cancello, si arrampicava persino sopra, chiamava i vicini per farsi aprire, camminava avanti ed indietro come un'animale in gabbia. Una pena vederla. Era la sua unica ossessione, l'unica ragione di vita. Così, per  più di due anni, cercammo di accontentarla accompagnandola sulla strada dieci, venti volte al giorno, con il sole, la pioggia, la neve... Su e giù promettendole di arrivare presto dai suoi genitori... ma non arrivammo mai. Io mi disperavo, mentre camminavo al suo fianco, pensando a mio padre, solo in casa, che si spegneva giorno dopo giorno, senza magari riuscire ad aspettare il mio ritorno.

Papà se ne andò senza che lei se ne rendesse conto e il tempo continuò a passare mentre la gomma cancellava, cancellava...



Ora ha dimenticato tutte le parole, si esprime a monosillabi come i neonati e non cerca più i suoi genitori. Cancellati anche loro, come tutto il resto. Non sa più mangiare da sola.

 Fermati, gomma! Basta, smetti di cancellare!

Lei  è serena adesso. Passeggia in giardino, sonnecchia sul divano, vive nel suo mondo fatto di nulla, senza mai sorridere, ridere o piangere, perchè in quel mondo non esistono ne'gioie, ne' dolori.


"Non dimenticare chi dimentica..."

Buon compleanno, mamma!

domenica 4 novembre 2012

Giovani e lavoro




Da quando mio figlio ha iniziato a lavorare ( a tempo determinato e part-time, non illudetevi!), ha capito alcune cose: 

Alle colleghe belle vengono sempre offerte le migliori opportunità: un maggior numero di ore lavorative, migliore posizione, aumento di stipendio, assunzione a  tempo indeterminato.

Per le colleghe brutte la situazione non migliora mai.

Chi a scuola era un rompiscatole, disturbava le lezioni, era spesso sospeso, non studiava e non è nemmeno riuscito a superare un esame all'università, insomma,ha sempre avuto la classica "faccia di bronzo" , nel mondo del lavoro viene subito scelto come "responsabile di reparto" e diventa presto capoufficio, così continuerà a non fare nulla come ha sempre fatto, ma avrà sufficiente polso per comandare gli altri, magari anche laureati.

Per gli altri, che non sono donne belle, non sono persone raccomandate, ma sono persone corrette, laureate e bene educate, resta la "lotta" per mantenere uno straccio di posto perché" le politiche aziendali impongono una selezione e tutti verranno continuamente messi alla prova e confrontati".

Noi mamme insegniamo ai figli il valore dello studio, del sacrificio, dell'impegno, della correttezza morale, e poi ci scontriamo con la realtà, che non riconosce affatto quei valori. Forse abbiamo veramente sbagliato tutto...