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sabato 21 marzo 2026

Cos'è la felicità?

 


Da un po’ di tempo pare che, ogni giorno, sia utile per festeggiare qualcosa: non più solo la mamma o il papà, ma anche i nonni, il cane, il gatto, il single, la famiglia, la torta…insomma, di tutto e di più. Io non seguo queste mode, ma ho un’amica che scrive per un giornale locale e che provvede a mandarmi i suoi articoli su ogni argomento, rendendomi aggiornata in materia. Qualche giorno fa mi ha chiesto di mandarle una frase sulla felicità, e così ho scoperto che, proprio oggi, sia la giornata in cui si festeggia la felicità.

Per il suo articolo, dove ha raccolto ben cinquantasei frasi da altrettante persone diverse, io ho dato queste definizioni:

È l’amore ricambiato, il raggiungimento di un obiettivo a lungo atteso, il sorriso di un figlio, la bellezza di un tramonto, la realizzazione di un sogno”.

Tra gli altri commenti, posso elencarvene alcuni più significativi:

“Non è una cosa da possedere, ma una via da percorrere, seminando amore. A volte la trovi dove non penseresti, nella debolezza, nella fragilità, nel dono di un sorriso… Cosa c’è di più bello del ricevere e donare amore?” – ­scrive una suora.

“Avere la salute, incoraggiare i miei figli ad impegnarsi per raggiungere i loro obiettivi. È poter svolgere il lavoro che amo: insegnare ai miei bambini a scoprire il mondo e ad accettare le diversità e capire che ognuno è unico e speciale!» - scrive una mamma.

“Una penna che si regge senza il bisogno della mia mano, perché quando sono felice scrivo senza sforzo e scrivo le cose più belle” – scrive una scrittrice.

“Sentirsi parte di una comunità, sentire che ogni giorno non cammini da solo, che puoi fare la tua parte per essere utile ad essa, ma che nello stesso tempo hai grande bisogno di coloro che compongo la tua comunità” – scrive il sindaco.

“La felicità è una grande conquista. La conquisti con il lavoro, seminando fiducia, creando rapporti personali unici. Ciò crea un benessere di cui devi essere grato” -  scrive un uomo.

“Ricevere una cartella clinica con scritto: è perfettamente guarito e sano come un pesce” – scrive un anziano.

“Donare un sorriso a chi è in un “momento no” con l’ascolto, una parola, un caffè, la presenza o semplicemente con “io ci sono per te” – scrive una signora.

Da tutto questo si evince che la felicità sia un concetto molto personale, che si riesce a raggiungere spesso in momenti inaspettati e che dipende anche molto dai desideri e dalle aspettative di ciascuno di noi. La felicità è spesso breve, ma può lasciare il posto ad una più duratura serenità, che rappresenta la maggiore speranza di ciascuno di noi.

Spesso la felicità si riflette da una persona all’altra. A volte, per esempio, quando mio figlio viene a trovarmi e lo guardo girare per casa canticchiando, capisco che si senta felice e, a mia volta, mi sento invadere da una grande gioia. Allo stesso modo, quando vedo il mio cane entusiasta di salire in macchina con noi per andare a fare una passeggiata, mi sento felice perché so che siamo noi i responsabili di questo suo umore. È molto bello riuscire a rendere felice qualcun altro, soprattutto alla mia età, quando non si hanno più traguardi da raggiungere, ma si guarda con speranza ai sogni che possono ancora realizzarsi per chi amiamo.

Felicità è anche un incontro inaspettato con un amico/a di vecchia data o, come nel mio caso, con un ex allievo/a di tanti anni fa, che ancora si dimostra contento/a di rivedermi e addirittura si ricorda i brani suonati durante le mie ore di lezione dieci, venti, trenta, quarant’anni fa. Apprendere di non essere stata dimenticata, di aver lasciato un segno in quella persona ormai adulta, mi dà tanta felicità.

E voi, cosa ne pensate?

 NB. Spunti tratti dall’articolo di Silvia Gullino su lavocedialba.it del 20/03/2026

venerdì 18 ottobre 2024

Cantanti di oggi...

 Ieri, in una nota trasmissione pomeridiana trasmessa su RAI1, vista per caso per una decina di minuti, un certo giovane cantante di nome Gianmaria ha affermato: “Oggi, per un cantante non è necessario saper cantare, tutti usano l’autotune” ( noto software che corregge automaticamente l’intonazione vocale).

Gianmaria Volpato -immagine presa dal web

 Subito dopo è intervenuta Jasmine Carrisi, figlia di Al Bano e Loredana Lecciso, che ha sentenziato: “Infatti, oggi la musica è morta!” Nello studio è calato il gelo.

Jasmine Carrisi e Al Bano - immagine presa dal web

Non ho potuto seguire il resto di questa interessante conversazione, presa da attività più importanti da svolgere, ma tutto questo la dice lunga sulla situazione della musica leggera attuale.

Io posso affermare di conoscere tanti cantanti locali che la musica la conoscono eccome e sanno usare sapientemente corde vocali ed espressività, ma so già che non li vedrò mai in televisione o su un palcoscenico importante!

La musica non è morta, ma sicuramente è morta la meritocrazia!

Ricordo quando cercavo di spiegare ai miei alunni la necessità di impegnarsi, di studiare sodo, di seguire gli insegnamenti degli insegnanti…Mi rispondevano che oggi basta creare dei bei video e pubblicarli su youtube!

Decisamente sono troppo vecchia per capire! :(

venerdì 27 settembre 2024

Sex roulette, l'ultima follia degli adolescenti.

 

Foto presa dal web

Oggi non vi parlerò dei terribili e quotidiani crimini che avvengono nel nostro Paese, degli efferati omicidi, femminicidi, matricidi, parricidi, infanticidi, violenze sessuali, che insanguinano l’Italia e che ci fanno inorridire ogni giorno di più, tremare di sgomento e rabbrividire chiedendoci il perché di tutto questo e cosa spinga persone apparentemente normali e tranquille a compiere questi misfatti…Non ve ne parlerò perché già ci pensano i media a non farcene scappare nemmeno uno e siamo già abbastanza angosciati per conto nostro. Non parliamo poi della minaccia di una prossima guerra mondiale e con l’uso delle armi nucleari!

Oggi invece vi racconterò di una nuova moda esplosa sui social a favore degli adolescenti e di cui ho sentito parlare in questi giorni.

Pare che su tik tok sia nata una nuova sfida chiamata "sex roulette", una roulette russa del sesso in cui ci si sfida nell'avere numerosi rapporti sessuali completi con coetanei ( che mantengono il volto mascherato) conosciuti in chat ed incontrati in case o giardini appartati in cui tutti fanno sesso con tutti, senza contraccettivi. Perde il gioco chi resta incinta. Si può scegliere la sfida anche con una persona sieropositiva e perde chi resta contagiato. Si è scoperta questa situazione, a mio parere allucinante, a causa di una quattordicenne romana che, attualmente, si trova al sesto mese di gravidanza, senza sapere chi sia il padre e preoccupata, principalmente, solo dal fatto di aver perso la sfida. Ora la stanno seguendo i genitori e gli psicologi, naturalmente, ma il pensiero che una quattordicenne abbia potuto arrivare a tanto è veramente allarmante.

Dove sono finiti i primi palpiti per il ragazzino del cuore, il viso che diventa rosso ad ogni incontro, i sogni segreti per il principe azzurro, le emozioni per i primi baci? Dove sono finiti i progetti per avere un giorno una famiglia come la propria, dove il papà e la mamma si amano e condividono gioie e dolori nel rispetto e nell’amore reciproco?

Si dice che oggi manchino un’educazione sessuale e all’affettività, sia in famiglia che a scuola, ma mancavano anche ai nostri tempi e nessuna mai avrebbe immaginato di partecipare ad una sex roulette! Figuratevi che io, a quattordici anni, pensavo che le persone facessero sesso solo per avere figli, come succede per gli animali. Ricordo che un giorno, parlando con una mia compagna di classe, commentavamo il fatto che i miei genitori l’avessero fatto una volta, nell’arco del loro matrimonio, e i suoi genitori due, visto che lei aveva anche una sorella! Poi, dopo aver visto un film in cui si parlava di un figlio nato “per sbaglio” avevo chiesto delucidazioni a mio padre. Come potevano stupirsi tanto quei genitori, visto che avevano compiuto l’atto procreativo? Papà mi aveva allora spiegato che il sesso è anche un piacere e non si fa solo per riprodursi. Ecco, quella era stata la mia educazione sessuale.

Oggi i ragazzini hanno la possibilità di vedere qualsiasi cosa attraverso i cellulari ed ecco i risultati! Credo che sia effettivamente molto difficile controllare ciò che vedono e quel che si dicono quando stanno insieme. Inoltre i genitori lavorano entrambi, a volte sono separati, pieni di problemi, e non si può dare loro la colpa di tutto quello che combinano i figli adolescenti, molto più scaltri e smaliziati di quanto lo fossimo noi alla loro età.

Di sicuro, oggi è sempre più difficile essere genitori e le responsabilità nell’educazione e nella comunicazione sono ogni giorno più grandi.

sabato 13 aprile 2024

Scherzi radiofonici

 La mattina, mentre mi affaccendo in casa tra pentole e fornelli, ascolto spesso la radio. Un certo canale propone agli ascoltatori di telefonare per fare uno scherzo ad una persona e, tutte le mattine, ci sono un marito, una moglie o un genero che chiedono di partecipare ad una burla diretta ai rispettivi consorti o alla suocera. Lo scherzo preferito da rivolgere ad una moglie è quello della sedicente massaggiatrice erotica Ciu Lin che, parlando con la elle al posto della erre, informa la malcapitata di aver ritrovato le chiavi o il portafogli di suo marito durante l’ennesima seduta di “massaggi speciali” e chiede come fare per fargliele riavere. La povera moglie di turno va in escandescenze, lanciandosi in una sequela di “faffanc…” diretti sia al marito che alla fantomatica Ciu Lin, perde completamente il controllo. A nulla vale poi la rivelazione che si tratti di uno scherzo. I “Vaffanc…” continuano e si sprecano.

Ai mariti invece spetta lo scherzo del negoziante che chiede l’approvazione al pagamento di settecento euro per una borsa e novecento per un paio di scarpe firmate acquistate dalle mogli. Anche in questo caso i mariti danno in escandescenze e ne dicono di tutti i colori.

Per le suocere c’è la telefonata proveniente da una presunta Mara Venier che le invita a rispondere a tre domande per le quali potrebbero vincere tremila euro. Le domande sono del tutto inverosimili, le suocere ovviamente non ne indovinano una e vengono perciò informate che, non solo non riceveranno i tremila euro di premio, avendo sbagliato le risposte, ma dovranno versarli loro stesse alla RAI! Le povere donne si disperano, poi si arrabbiano invocando l’aiuto di un avvocato, mentre il nervosismo e la pressione salgono pericolosamente…

Mi chiedo: queste persone, che si lasciano coinvolgere in questi scherzi ai loro congiunti, si divertono? Provano piacere nel mettere alla berlina i loro cari davanti a tutti gli ascoltatori di una radio nazionale? Che senso ha tutto questo?  Io non farei mai uno scherzo simile a mio marito, tanto per avere un passaggio in radio e non mi piacerebbe affatto che lui desse in escandescenze pubblicamente, al solo scopo di far ridere migliaia di sconosciuti! Che poi, perché si dovrebbe ridere di una persona in difficoltà?  Inoltre, la vita è già piena di arrabbiature e nervosismi, perché aggiungerne altri gratis?

Certe persone proprio non le capisco. Nel frattempo ho cambiato canale.

 

giovedì 29 febbraio 2024

Omonimie moderne

 Oggi, al Telegiornale, ho sentito una ben strana notizia: “Anita e Giuseppe Garibaldi stanno avendo un periodo d’incomprensioni. Forse si lasceranno”.

Anita e Garibaldi? Sono per caso resuscitati? Ho inteso male?
Invece ho poi scoperto che si tratti di due protagonisti del Grande Fratello.
Le studiano proprio tutte! Per caso viene scelto un tipo che si chiama Giuseppe Garibaldi, sempre per caso viene inserita nel programma una certa Anita e, guarda caso, proprio loro due si innamorano!

Per curiosità, cerco con Google digitando i due nomi e pensando di trovare, per prima, la coppia “originale”, invece trovo subito ben dieci video e tre ricerche correlate ai due abitanti della “casa”.

I tempi sono proprio cambiati, e pure i personaggi della Storia!






domenica 19 novembre 2023

Giulia

 


Questa settimana Giulia Cecchettin è stata sicuramente la figlia-sorella-amica di molti di noi. Una ragazza solare, brillante, intelligente, affettuosa ed educata, che mai si sarebbe assentata da casa per giorni senza dare notizie di sé, che mai avrebbe rinunciato a sostenere la sua tesi di laurea, dopo tanto impegno e studio. Io ho subito pensato che non sarebbe più tornata. Infatti così è stato e due famiglie ora vivono nella tragedia, nel dolore più profondo. Una piange la perdita di una figlia e una sorella meravigliosa, l'altra si trova a prendere coscienza che il proprio amato figlio, quello considerato buono e gentile, incapace di fare male ad una mosca, sia invece un assassino. La famiglia Cecchetin si fa forza e chiede a gran voce che questi femminicidi abbiano fine. Chiede alle ragazze di essere molto attente anche al più piccolo segnale e di allontanarsi dagli amori malati di possesso. Amare, infatti, vuol dire desiderare il bene dell'altro/a, anche se non coincide con il proprio. Vuol dire rispettare la personalità e la libertà dell'altro/a e provare a risolvere qualsiasi problema con il dialogo, mai con la violenza.

Nella scuola in cui ho insegnato per quarant'anni, ricordo bene che la mia bravissima collega di Religione abbia sempre dedicato molte delle sue lezioni all'educazione all'affettività. Sicuramente continua a farlo anche adesso. Purtroppo, molti giovani di oggi, grazie ai media, ai video carpiti di nascosto nel web, a certi compagni, possono credere che amare equivalga a possedere e che la donna sia ben contenta di essere considerata alla stregua di un oggetto. I genitori, troppo presi dal lavoro e dalle loro attività, spesso non si rendono conto del modo di crescere dei loro figli. Toccherebbe a loro, principalmente, dare il buon esempio, trasmettere sani principi e valori, dialogare con i ragazzi, cercare di capire,  ed eventualmente modificare, ragionamenti e convinzioni, ma non sempre lo fanno, ingenuamente convinti che il loro figlio maschio sia già perfettamente educato ed il più buono del mondo. 

Non voglio, con questo, colpevolizzare i genitori. So per esperienza che si tratti di un mestiere molto difficile e che sia estremamente facile sbagliare, pur se in buona fede. Certamente, vista la situazione attuale, diventa necessario che famiglie e scuola si sforzino di collaborare nella formazione dei giovani maschi affinché non restino solo tali, ma possano trasformarsi in veri uomini degni di questo nome, perché "Maschi si nasce, ma uomini si diventa".

Restano però tutti quei "maschi" adulti che non potranno più essere educati da nessuno e che continueranno ad uccidere le loro compagne. Posso solo sperare che, dopo tanto parlarne, dopo tanti esempi negativi, le donne riescano a capire molto presto i segnali di pericolo e fuggano dai rapporti malati prima che sia troppo tardi. 

Stasera ci resta il grande dolore per Giulia, per la sua promettente e giovane vita spezzata e per la sua famiglia che la piange inconsolabile. Preghiamo affinché quel che è successo a lei non accada mai più.

venerdì 19 maggio 2023

Il giro d'Italia nella mia città.

Ieri nella mia città è partita una nuova tappa del giro d’Italia. Non ricordo bene, ma mi pare di aver sentito dire che siano trascorsi ben ventiquattro anni dalla volta precedente, pertanto, per i braidesi si trattava di un’occasione da non perdere, considerate anche le scuole e la viabilità chiuse. Tutti a piedi o in bicicletta, quindi, per una full immersion nel mondo ciclistico! Per fortuna, anche il tempo si è comportato a dovere e non è piovuto, nonostante grossi nuvoloni neri incombessero in cielo. Pure noi non abbiamo perso l’occasione per uscire in bicicletta e poi gironzolare per la città, incontrare tanti amici e conoscenti e trascorrere una serena mattinata all’aria aperta. Un grosso “In bocca al lupo” ai corridori e…vinca il migliore!








lunedì 16 maggio 2022

Stefania, canzone vincitrice dell'Eurofestival.

Stefania, cantata all’Eurofestival dalla Kalush Orchestra ucraina era, in origine, un brano scritto dal cantante della band, Oleh Psiuk, per dedicarlo a sua madre. 
 

“Stefania, mamma Stefania, il campo fiorisce,

ma lei sta diventando grigia, cantami una ninna nanna mamma,

voglio sentire la tua parola.

Mi ha cullato, mi ha dato il ritmo e probabilmente la forza di volontà; non ha preso, ma ha dato”

Con l’invasione russa e l’inizio del conflitto, il testo è stato però  visto anche in un’altra ottica, diventando patriottico. Può essere il canto nostalgico dei soldati  lontani dalla propria madre, o può rappresentare tutte le madri che si prendono cura dei loro figli e cercano di proteggerli dai mali della guerra.

Il video, uscito oggi, non è il solito ambiente creato artificialmente per le canzoni, bensì presenta immagini reali del conflitto e della distruzione in Ucraina. Il brano, un po’ rap e un po’ folk, diventa un tutt’uno con le immagini, provocando in me una forte emozione.

Penso al dolore, alla disperazione, all’apprensione di tutti gli ucraini per le sorti del Paese, dei loro  cari e di loro stessi e immagino di trovarmi nella loro situazione. Mamma mia, mi manca il respiro!

L’Europa intera, decretando la vittoria di questa canzone, ha veramente dimostrato solidarietà e vicinanza a questo popolo così martoriato a cui non posso che augurare di tornare presto libero e in pace.


sabato 3 luglio 2021

Alessandro Bertero, 33enne, dagli Usa a Torino per studiare le malattie al cuore.

 E’ tornato a Torino, dopo dieci anni all’estero, il dott. Alessandro Bertero, per aprire un laboratorio di ricerca sulle malattie del cuore.

Foto di Maurizio Marino

Grande amico di mio figlio Maurizio e mio ex alunno, ieri Alessandro ha dato ufficialmente il via al suo nuovo Laboratorio Armenise-Harvard di Genomica dello Sviluppo ed Ingegneria Cardiaca al Molecular Biotechnology Center (MBC) dell’Università di Torino, dopo aver perfezionato le sue ricerche all’università di Cambridge e di Washington.

 L’ho visto crescere, dagli 11 anni in poi, giocare con mio figlio, condividere l’appartamento con lui ai tempi dell’università, andare in vacanza, sposarsi, con Maurizio come testimone, diventare papà, accogliere l'amico di sempre nella sua casa negli Usa …

Un giorno la professoressa di lettere, loro insegnante alle medie e mia collega, mi disse che quell’amicizia sarebbe finita presto, perché un genio non può avere nulla da spartire con una persona “normale”. Ma si sbagliava. Forse l’amicizia non si fonda sui livelli di intelligenza, ma piuttosto sui valori morali, sulla correttezza, sulla fiducia e sulla condivisione dei sentimenti.

 Confesso di avere gli occhi lucidi mentre leggo gli innumerevoli articoli che parlano di lui e della sua fulgida carriera, che gli fa portare a Torino un finanziamento di un milione di dollari per una ricerca che potrà salvare la vita a tante persone.

 “Ti auguro ogni bene Alessandro, per la tua vita familiare e per la tua carriera, che possa diventare sempre più luminosa e possa aiutare tanti malati. Ti ho conosciuto ragazzino e ti ritrovo grande uomo di scienza, ma le tue virtù innate sono rimaste le stesse: gentilezza, disponibilità, grande umanità, senso del dovere, amico sincero … Sono molto orgogliosa di essere tua amica e che tu sia amico di Maurizio!”

Ps. Le fotografie sui giornali le ha scattate mio figlio!

Un altro articolo qui.

 

domenica 1 novembre 2020

L'arte e il saper vivere di Nerina Peroni

 Vedere Nerina Peroni, una signora di 81 anni, attualmente ospite di una casa di riposo a Savigliano, ( città a pochi chilometri dalla mia) salire sul palco in una trasmissione di Canale 5, raccontare la sua storia e suonare al piano la Marcia alla Turca di Mozart, mi ha commossa profondamente. Una pianista che, per varie vicissitudini, aveva smesso di suonare e venduto il piano oltre venti anni prima. Nella casa di riposo era stata riconosciuta da un’infermiera che le aveva regalato una pianola, e il primo amore di Norina, piano piano, con tanto esercizio, è risorto dalle ceneri regalando, a me e agli altri spettatori, un toccante momento di emozione e tenerezza.

Immagine presa dal web

Questa la sua presentazione:

Vengo da Savigliano, in provincia di Cuneo. Vi stupirà che a una trasmissione come questa venga una che la carriera l’ha finita da 30 anni, però ho una storia”.

Poi è entrata nel dettaglio senza omettere nulla.

Sono stata accompagnatrice al pianoforte al conservatorio di Torino, dove c’era un giovane che studiava, che poi è diventato mio marito. Le vicissitudini hanno fatto sì che nel 1996 abbia suonato l’ultimo concerto con i nostri cantanti e poi sia stata  male, mi siano venute le vertigini e sia andata in pensione due anni prima. Abbiamo cambiato casa e abbiamo tolto i pianoforti che non ci stavano più.

Piuttosto che dare via il tavolino o gli armadi, ho dato via i pianoforti. Ho smesso di suonare e mi sono convinta che non mi importasse più. Non lo dovevo fare e basta, spirito di adattamento un po’ esagerato, forse. Le mie amiche si sono tutte stupite perché sapevano cos’era stata la musica per me. È stata la mia vita, ma quando non si può più, non si può più. Ho deciso di ritirarmi in casa di riposo. Le mie amiche avevano paura che mi intristissi.

Mi dicevano ‘Nerina, tu vai là e dopo un mese giaci da una parte ad aspettare la fine”.

Ho risposto che tanto la aspetto anche a casa mia la fine.

Devo dire che ho incontrato delle persone meravigliose: la direttrice, le infermiere, gli ospiti sono miei fratelli e sorelle. Ho trovato la vita di cui avevo bisogno. Tra una cosa e l’altra un’infermiera, Cristina, mi ha riconosciuta e mi ha chiesto se suonassi ancora, le ho risposto di no e mi ha fatto portare una pianola. Ho messo le mani sul pianoforte e quella sera ho fatto fatica ad addormentarmi, tanta era l’emozione di essere tornata a suonare. Ho suonato a una manifestazione ed è piaciuto tanto a tutti. Così eccomi qua”.

Al termine della sua esibizione, che ha ottenuto il 100% dei consensi del pubblico e della giuria, Maria de Filippi le ha rivolto queste parole:

Hai il talento di saper vedere il bicchiere mezzo pieno e mai mezzo vuoto ed è raro. È l’arte della vita, il saper vivere. E poi hai l’arte e il talento di saper suonare”.


giovedì 21 maggio 2020

Ricordo del maestro Ezio Bosso

Immagine dal web


Il quindici maggio 2020 si è spento il maestro Ezio Bosso, causando una grande perdita al mondo della musica e a tutti coloro che lo amavano e lo apprezzavano. Un esempio di coraggio, costanza e passione. Troppo breve è stata la sua vita, immenso resterà il suo ricordo. Oltre alla sua musica, al suo ottimismo nonostante la malattia, alla sua grande umanità, ci ha lasciato alcune frasi sulle quali riflettere:

"Sono un uomo con una disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono.
La musica ci insegna la cosa più importante che esista: ascoltare.
La musica è come la vita, si può fare in un solo modo: insieme.
La musica è una vera magia. Non a caso i direttori d’orchestra hanno la bacchetta come i maghi.
Ho smesso di domandarmi perché. Ogni problema è un’opportunità."

Quante sono le persone che sembrano normali ma, in realtà, sono ottuse, piene di pregiudizi, egoiste, incapaci di apprezzare la vita e la bellezza? Queste sono le vere disabilità!
Quante persone non sanno ascoltare, non solo la musica ma anche il loro prossimo? Quanto tutti noi avremmo bisogno soltanto di essere ascoltati invece di essere giudicati, criticati e mal consigliati?
L’uomo non può vivere solo, ha un bisogno innato di socializzare, condividere, costruire insieme agli altri.
La musica non ha forse la capacità di emozionarci, rallegrarci, commuoverci, farci ricordare momenti importanti e persone legate a quei momenti? Non è questa una magia?
E’ inutile chiedersi il perché delle difficoltà della vita. Succedono. Bisogna però rimboccarsi le maniche e trovare il modo di superarle, imparando a convivere anche con i problemi.

Grandissimo Ezio Bosso, mi addolora profondamente la sua prematura scomparsa. Voglio pensarlo di nuovo in salute, forte, senza alcun dolore, intento a dirigere l’orchestra degli Angeli e a bearsi ancora di quella musica che tanto aveva amato.


domenica 29 marzo 2020

La vita è bella a dispetto del Coronavirus

Quando è scoppiata la pandemia tutti hanno cercato di far sentire la propria voce e la vicinanza  agli amici, anche se lontani.
Io, nel mio piccolo, ho pensato di dedicare un breve brano musicale che possa essere di buon auspicio perché, a dispetto del Coronavirus,  "La vita è bella".


venerdì 27 marzo 2020

Isolamento e social ai tempi del Coronavirus

In questa sorta di terza guerra mondiale che ci ha colpiti, tra l’incredulità iniziale e la paura subentrata poco dopo, angosciati dalle quotidiane immagini di malattia e morte in solitudine, in ansia per il lavoro che si è fermato e per l’economia che andrà a rotoli, isolati nelle nostre case, stiamo cercando consolazione nei social e ci siamo messi a comunicare come mai avevamo fatto prima. Si sono formati gruppi di lavoro e di amici per categorie: sportivi, casalinghe, mamme, fedeli della tal parrocchia, musicisti … tutti scriviamo e mandiamo immagini, filmati, riflessioni, barzellette, comunicazioni, ricette di cucina e chi più ne ha più ne metta.

Da un lato tutto ciò è molto bello. Abbiamo consolidato le nostre amicizie, riallacciato rapporti amicali che si erano persi nel tempo, provato il piacere della condivisione, della sensazione di sentirci compresi, consolati e meno soli.
Dall'altro lato, ci siamo messi a scambiare qualsiasi cosa ci capiti sottocchio, senza verificare se le notizie siano attendibili. In genere c’è una prima persona, ingenua, che trova sul web una notizia e si affretta a condividerla. A quel punto, chi la riceve, crede che sia farina del sacco di quella persona amica e conosciuta, quindi attendibile, e si affretta a divulgarla. Ognuno la pensa allo stesso modo: “Se l’ha mandata la mia amica, deve per forza essere vera!” E continua la catena … Arrivano così messaggi vocali di presunte infermiere e dottori che nessuno ha mai sentito nominare, video di personaggi mai visti che raccontano storie di complotti internazionali mai verificati, consigli per prevenire e curare malattie che non servono a niente, persino notizie di morti fasulle, ma tutti si affrettano a condividerle perché si fidano della fonte. Ovviamente non la fonte primaria che ha prodotto il video o il messaggio, ma chi l’ha mandata, che è una persona conosciuta e affidabile.
Non parliamo poi delle famose catene di preghiera, che possono anche essere valide e con buone riflessioni, ma concludono con: “Mandala a dieci persone amiche o la preghiera non sarà efficace!” A quel punto partono le prime dieci, dieci per dieci diventano cento, cento per dieci diventano mille e mille per dieci diventano diecimila. In pochi istanti, diecimila messaggi, tutti uguali, hanno attraversato la rete.
Così facendo, creiamo due problemi: ansia e tensione in chi riceve il messaggio con toni allarmistici e intasamento della rete, che in questi giorni è già al limite dell’esplosione. Teniamo anche conto dei materiali didattici che circolano come non mai per via delle scuole chiuse, dei film in streaming che vengono visti a gogò dall'utenza che non può uscire di casa, dallo smart working di chi è costretto a lavorare da casa.
A questo punto, sarebbe bene, prima di condividere qualcosa, verificare se sia attendibile. Basta digitare sul web il soggetto dell’argomento, del video o dell’audio, seguito da “bufala” e, se lo è, si trova subito. Infine, se proprio vogliamo condividere la preghiera o la poesia carina, copiamola invece di inviarla direttamente e poi, dopo averla incollata, cancelliamo la dicitura “inviala a dieci persone …” poi inoltriamo. Il web sicuramente ringrazierà e, forse, lo faranno anche i nostri amici, che non riceveranno dieci e più volte al giorno lo stesso messaggio .

lunedì 23 marzo 2020

Venne il Coronavirus e nulla fu più lo stesso


Questo periodo così drammatico e particolare, con le quotidiane immagini di malattia e morte trasmesse dai media, l'isolamento forzato,  la paura di un nemico invisibile, ha stimolato la mia vena creativa ed ecco che ne è nata una filastrocca in rime. Il finale è aperto, se volete, provate a scriverlo voi...


Venne il Coronavirus e nulla fu più lo stesso.
di Katherine M.

Eravamo felici con le nostre piccole cose
c’erano alcune spine, ma anche tante rose.
Vivevamo sereni con le abituali certezze,
amavamo scambiarci abbracci e carezze.
Ovunque eravamo liberi di andare
ed ogni persona potevamo avvicinare.


Ma venne il Coronavirus e nulla fu più lo stesso,
era un grave pericolo e ce lo dissero spesso.
Iniziò in sordina, sembrava una sciocchezza
ma, presto, si trasformò in tremenda certezza.
I fragili anziani iniziarono a morire,
ma anche il personale medico cominciò a perire.
Tanti, troppi, continuarono ad ammalarsi
e il personale sanitario non poté che disperarsi.


Si corse ai ripari con l’isolamento
e per tutti iniziò il grande tormento.
Tutti a cucinare, a pulire la casa, ai balconi a cantare
ma ansia, pena e paura iniziarono a serpeggiare.
Infermieri e medici diventarono angeli salvatori
chiusero chiese, negozi e aprirono i forni crematori.
Nella confusione delle idee e della subentrata paura
per la solitudine nelle case si pensò ad una cura.


Le famiglie riscoprirono il dialogo e il gioco con i bambini
trovarono il tempo per salutare i vicini.
Le case furono nidi e non più luoghi di passaggio
curate e amate come belle aiuole di maggio.
Tornarono rispetto, patriottismo, fratellanza e solidarietà,
si apprezzarono tutti i lavori e le persone di ogni età.
Sul web si formarono gruppi per condividere, dialogare, ricordare,
far sentire quella vicinanza di pensiero che può consolare.


Come terminò la storia? Il finale è ancora aperto.
La vita di molti cambiò. Questo è certo.

mercoledì 18 marzo 2020

Clausura da Coronavirus!

Si pensa sempre che certe situazioni capitino solo agli altri, poi ci si rende dolorosamente conto che il momento cruciale sia arrivato anche per noi. Di fatto, siamo tutti ad una sorta di arresti domiciliari e ciascuno reagisce alla situazione come meglio può.
A dire il vero, per me non è una grossa novità. Mi sono già trovata nella situazione di dover stare a casa uscendo solo per fare la spesa, andare a lavorare o fare una piccola passeggiata domenicale. Non è successo per un breve periodo, ma per ben otto anni, dal 2006 al 2014. Mia madre infatti, come la maggior parte di voi sa, si era ammalata di Alzheimer e non poteva essere lasciata mai sola. Godeva di ottima salute, andava dappertutto, ma la sua capacità mentale era simile a quella di un bambino di un anno. Non la si poteva ragionare in nessun modo, ne’ spiegarle cosa poteva fare e cosa no. Nell'ultimo anno non era nemmeno più capace di regalare un sorriso, ne’ di pronunciare una qualsiasi parola, tranne qualche: Mmmmm… In quegli anni avevo anche dovuto rinunciare alle ferie, tranne una volta, nel 2009, quando era morto mio padre. Eravamo così disperati che mio figlio e la signora che mi aiutava ad accudirla quando ero a scuola si erano organizzati per sorvegliarla 24 ore su 24 e permettere a mio marito ed io di trascorrere alcuni giorni al mare.
In ogni caso, erano già trascorsi tre anni di segregazione! C’è da dire, però, che a quei tempi andare al lavoro era una vera medicina! C’erano l’affetto dei colleghi, le pause caffè, i ragazzi che mi tenevano allegra con le loro suonatine e non sussistevano pericoli. Oggi, andare al lavoro è pericoloso. Non andare lo è altrettanto per il problema economico. Il Coronavirus e questa forzata clausura qualcosa di buono, forse, riusciranno pure a farlo, se proprio vogliamo analizzare la situazione fino in fondo. Si aprirà finalmente il nuovo ospedale di Verduno, dopo venti anni di attesa; si riscoprirà il piacere di stare in famiglia e condividere i piccoli lavori quotidiani; ci sarà una maggiore unione tra gli abitanti delle regioni italiane, uniti nel combattere lo stesso nemico; si imparerà ad usare la tecnologia in modo utile, per mantenere contatti costruttivi con amici, parenti e colleghi e per studiare; si troverà di nuovo il tempo per coltivare il piacere di leggere, scrivere, suonare, dipingere; aria e acqua saranno più pulite … e, forse, quando tutto questo finirà, (speriamo!)si apprezzerà di più la vita in tutte le sue sfaccettature e non si criticheranno più le persone che lavorano nella sanità e che, è proprio il caso di dirlo, come veri eroi stanno rischiando la vita per assistere i malati. Il prezzo però, per tutto questo, sarà dolorosamente troppo alto! Dal canto mio non posso proprio dire di annoiarmi. Curo la casa, cucino, stendo, stiro, leggo, suono, ascolto, scrivo su Whatsapp per amici, parenti e colleghi (ieri abbiamo superato i 400 messaggi! Credevo di schiantare e sono arrivata a chiedere pietà! ) discuto con il marito, parlo con il cane, ( voi non lo fate mai?;) ) dialogo al telefono con mio figlio e altre persone, passeggio in cortile, controllo la crescita dell’erba nel prato, leggo e rispondo su Facebook e Instagram … Non riesco mai a fare tutto quello che vorrei! Forza, facciamoci coraggio, cerchiamo di non lamentarci, di stare in casa e alla larga dal virus, prima o poi la medicina vincerà e torneremo liberi!

venerdì 18 agosto 2017

Follie e drammi dei nostri tempi



Veicoli killer che piombano sulla folla, boxeur che picchiano a morte nelle discoteche, uomini e donne che uccidono i propri figli per fare un dispetto al partner, fratelli che tagliano le sorelle a pezzi e le gettano nel cassonetto, automobilisti che uccidono per il minimo diverbio sulla strada, ragazzi che muoiono per provare una pasticca…
 
Immagine tratta dal web

Ogni giorno si sentono le notizie più terribili, unite a quelle di morti per incidenti, malattie incurabili, terremoti, alluvioni, case e ponti che crollano, ragazzini che si suicidano a causa del cyberbullisimo, sacerdoti pedofili, torturatori, nuova schiavitù … C’è veramente tutto quel che sia possibile immaginare e anche l’inimmaginabile.

Immagine tratta dal web

Spesso c’è chi mi dice che era già così una volta, “ma non si sapeva”. Può darsi, ci sono sempre stati i buoni e i cattivi, ma  sicuramente non c’era una varietà così ampia di drammi come possiamo conoscere oggi, senza contare che, alcuni pericoli come quelli legati al web, non esistevano ancora.


Cosa si può fare per arginare tutto questo? Come possiamo ancora passeggiare tranquillamente in una delle più belle strade della Spagna, della Francia o di una qualsiasi altra nazione, senza temere che un veicolo impazzito ci venga addosso? Come possiamo stare tranquilli quando sappiamo che i nostri giovani si trovano in una discoteca o in un qualsiasi locale pubblico frequentato da persone che possono essere in preda all’alcol e alla droga o, peggio, muniti di cintura con l’esplosivo?


Sinceramente non lo so. Negli anni ho cercato di sensibilizzare mio figlio,  gli alunni, i ragazzi con cui sono venuta in contatto, mettendoli in guardia contro i pericoli della società e del mondo, insegnando loro a rispettare il prossimo e le diversità, guidandoli ad apprezzare la vita e i valori sani, ma poi non posso fare altro che sperare che sappiano tenersi fuori dai guai e non incontrino persone pericolose sul loro cammino. 


A fermare la criminalità, i fanatismi, la follia, ci dovrebbero pensare le forze dell’ordine, le Intelligence, le leggi, ma sembra proprio che, almeno per ora, i risultati siano piuttosto scarsi. D’altra parte, come prevedere l’imprevedibilità dei gesti umani? Come prevedere che un autista non manterrà il suo veicolo sulla corsia di marcia, ma lo lancerà improvvisamente sul marciapiede addosso ai pedoni?


Eppure dobbiamo continuare a vivere. Non possiamo chiuderci sotto una campana di vetro. Dobbiamo rischiare. Dobbiamo camminare sulla strada, trovarci in un locale con gli amici, usare la macchina o la moto per andare al lavoro o in vacanza.  Una certezza c’è: quella di vivere nella preoccupazione, nella tensione, nell’impossibilità di sentirci felici, perché c’è troppo dolore intorno a noi e non possiamo non tenerne conto.


Io non ci riesco. Mi immedesimo in quelle madri, mogli, sorelle, figlie, che piangono la morte dei loro cari per motivi assurdi. Penso ai genitori di Niccolò Ciatti,  che prevedevano di comprare una casa per il figlio e invece gli hanno acquistato la bara, e mi chiedo perché succedano fatti come questi. Penso che, nemmeno un mese fa, c’ero anch’io sulle Ramblas a Barcellona…

Penso … ma i miei perché, anche stavolta, non avranno risposta.