domenica 5 febbraio 2023

Buon compleanno, figlio mio!

 La vita, a volte, presenta irte salite, le cui cime si raggiungono solo arrampicandosi con fatica come sulle dure pareti di una roccia. E' possibile cadere, ma l'importante è rialzarsi, riaggrapparsi con forza e ricominciare a salire, per raggiungere sempre nuovi e meravigliosi traguardi. 



sabato 28 gennaio 2023

Vi racconto...la storia di questo blog!

 


Ho fatto il mio ingresso nel mondo blogger, sulla piattaforma Splinder,  nel lontano 2004. Ero curiosa di vedere come funzionasse questo luogo a me sconosciuto e, complici anche i nuovi aggiornamenti per gli insegnanti che parlavano di blog scolastici, volli provare a costruirne uno mio prima di farlo per i ragazzi. Se avessi combinato qualche guaio, almeno non lo avrebbe saputo subito tutta la scuola!

Si trattava di scegliere un username, cosa che non avevo mai fatto, e usai ben poca fantasia, poiché utilizzai lo stesso mio nome vero, ma “alla francese”. Scoprii poi che fosse usanza scegliere nomi ben più romantici e fantasiosi, come Perla smarrita, Cuore di Matita, Lupo della steppa, Cabiria…ma ormai era fatta, e Katherine mi rimase appiccicato per sempre.

Che cosa avrei potuto scrivere e, soprattutto, quale titolo avrebbe avuto il mio blog? Pensai a quanto mi fosse sempre piaciuto sentire mio padre raccontare le sue storie di vita e ne avevo giusto una appena accaduta da scrivere a mia volta. Così pensai di cominciare da quella vicenda e di intitolare il blog: “Vi racconto…”

Chi non l’avesse letta, potrà ritrovarla qui e parlava dell’amicizia nata tra due bambini e sopravvissuta ottant’anni, nonostante la vita e un oceano li avesse separati per almeno la metà di un secolo.

La mia prima lettrice ed amica virtuale fu una ragazzina di sedici anni. Poi arrivò un giovanotto di trentaquattro al quale, invece di commentare il suo post dove avrei dovuto, finii per sbaglio di scrivere in un form che portava direttamente alla sua mail. Ero proprio una principiante! Lui si sentì ovviamente lusingato per quello che pensava fosse il mio desiderio di conoscerlo meglio e mi rispose. Chiarito l’equivoco, iniziammo anche una corrispondenza che ci portò ad essere, in poco tempo, amici. Ci incontrammo anche di persona durante un mio viaggio nella sua città con marito e figlio e andammo a cenare insieme, ovviamente con le rispettive famiglie.

Conobbi poi un certo Giossi, che si definiva un soldato combattente. Per parecchio tempo pensai che fosse un uomo, invece era una donna. Era di Torino e volle conoscermi, perché le sembravo troppo sincera e non potevo essere vera, a suo dire. Venne nella mia città e c’incontrammo. Nacque un buon rapporto di amicizia, ma dopo qualche anno morì, colpita da un brutto male.

Mi cercò anche un anziano vecchietto di oltre novant’anni. Si chiamava Sebastiano Spadaro ed era desideroso di imparare tutto sul mondo blog. Ogni tanto combinava pasticci con il template del suo blog e mi chiedeva aiuto. Era una persona molto giovanile, curiosa e colta. Purtroppo, anche lui morì e mi ritrovai a visitare ogni tanto le sue pagine come un parente al cimitero, finché la chiusura di Splinder non lo cancellò definitivamente.

Cuore di Matita invece era un pezzo grosso in una grande e famosa agenzia pubblicitaria di Milano. Concesse gentilmente un’intervista ad una mia classe. Una mattina ci telefonò in videochiamata dalla sua agenzia e i ragazzi poterono soddisfare tutte le loro curiosità tempestandola di domande a cui cortesemente ed esaurientemente rispose.

Un altro blogger, oltre che bravissimo informatico, consulente per tutti i miei problemi di principiante, era anche un bravo chitarrista. Venne ad acquistarne una in un grosso magazzino musicale che si trova dalle mie parti e ci incontrammo là.

Dagli Usa scriveva anche una signora che era stata, in Italia, un’insegnante di Inglese. Scoprii che aveva lavorato anche in una città vicino alla mia e, quando venne a visitare i suoi ex colleghi, c’incontrammo. Ci rivedemmo anche qualche anno dopo poiché, nel frattempo, dopo venticinque anni, era tornata a vivere in Italia per accudire gli anziani genitori. 

E poi ancora Sherazade, l'unica di allora che ancora blogghi, ma su Wordpress, conosciuta nel 2004 e mai incontrata dal vivo.  Insieme abbiamo però  condiviso ben diciannove anni di  momenti belli o dolorosi delle nostre esistenze e ci siamo confortate a vicenda.

Tante altre storie di vita vi potrei raccontare e altri incontri…Molte cose sono cambiate. Ma la maggior parte di quelle amicizie è rimasta. Una sola sui blog. Le altre sono migrate su Facebook, a partire dall’allora sedicenne mia prima amica, oppure ci si sente via mail o WhatsApp.

Mi ha fatto effetto vedere per la prima volta il viso di molti blogger che conoscevo da anni, ma solo per i loro scritti. Invece su Facebook c’erano le foto.

Questa è la sostanziale differenza. Ora non esiste più quell’alone di mistero sull’aspetto fisico e neanche troppo sul nome vero. Chi scrive un blog è anche sui social e non si nasconde più dietro un nick name. Probabilmente c’è anche una maggiore sincerità, quella che io ho avuto sempre, ma non tutti avevano. Ad esempio, un’amica blogger si era innamorata di un certo Andrea, trascorreva le sere a parlare con lui, a fare progetti, finché aveva scoperto che Andrea era una donna. Un vero colpo al cuore!

C’erano i blog dark, quelli che trattavano storie di adulterio, quelli delle adolescenti con i problemi esistenziali…adesso mi sembra che i blog, che sono molti in meno di allora, siano scritti solo da persone adulte, che hanno la passione di scrivere e comunicare, ma non di imbrogliare giocando ad essere diverse dalla realtà.  Pochi ma buoni, si potrebbe dire!

A me piace scrivere, ma devo averne l’ispirazione e il tempo e non voglio viverlo come un lavoro.  Posso stare giorni senza scrivere, né leggere nulla, poi passo da tutti voi a fare un giro, accorgendomi di essermi persa parecchi post. Però ci sono. Saltuariamente, ma ci sono. E adesso vi abbraccio e vi dico: “Buon blog!”

domenica 15 gennaio 2023

Gli occhi della felicità

Immagine presa dal web.

Qualche giorno fa sono stata in ospedale alla consueta visita di controllo dal reumatologo. Per otto anni ho avuto sempre lo stesso medico: depresso, triste, preoccupato, pensieroso…mi faceva sentire sempre più malata di quel che sono. Uno stress! Poi c’è stata l’epidemia, che lo ha reclutato nel reparto Covid, ed io ho trovato ad attendermi un altro medico. Quest’ultimo si è rivelato giovanissimo, fresco di nomina, gioviale, cortese, gentile e, soprattutto, con uno sguardo che sprizzava felicità. Felicità per il suo lavoro, per l’ospedale che lo ha ben accolto da un’altra provincia, per il team in cui si è trovato a collaborare e anche per le località circostanti che gli piacciono molto. Mi ha infatti rivelato di venire spesso a trascorrere il suo tempo libero nella mia città e nei paesini di Langa limitrofi come La Morra, Barolo e Monforte.
 Il fatto di poter conversare amabilmente di altre cose e non solo di freddi dati, me lo ha fatto sentire più vicino, più umano. E poi quegli occhi felici mi sono rimasti impressi e hanno fatto sentire felice pure me.

In seguito, mio marito ed io siamo stati in pizzeria con nostro figlio e, per la prima volta, con la sua ragazza. È stata una serata molto piacevole e serena, diversa dai momenti in cui c’è solo lui e guarda di nascosto il cellulare, scappando appena terminato di mangiare perché, a suo dire, “è molto stanco”. Invece stavolta abbiamo conversato tutti insieme a lungo, tanto che, alla fine, è stato mio marito a chiudere la serata. Era bello vedere i due ragazzi scambiarsi, ogni tanto, leggere carezze, parlarsi dolcemente e guardarsi teneramente, con occhi che brillavano come stelle. Cosa c’è di più bello, per due genitori, che vedere un figlio felice?

Ho incontrato poi E, un mio ex collega, a spasso con cognato e nipote. Anche loro erano molto felici. E. mi ha spiegato che suo cognato è stato molto malato, tanto da aver bisogno di un trapianto di rene. Sua moglie, sorella del mio collega, non ha esitato un istante e, scoperto di essere compatibile, ha regalato uno dei suoi reni al marito. Ora la famiglia ha ritrovato la felicità perché stanno tutti bene e possono di nuovo pensare ad un futuro tutti insieme.

Felicità per un lavoro che piace ed è svolto in un ambiente positivo, felicità per avere accanto la persona amata, felicità per aver ricevuto il dono di una nuova vita da una persona cara. Felicità provata non per denaro, prestigio, o cose materiali, ma per i frutti del proprio impegno, per la compagnia giusta, per una rinascita. Felicità che si trasmette anche alle altre persone.   

Ieri ero in casa e, pensando agli occhi di queste persone, devo aver sorriso. Mio marito mi ha chiesto: “Cos’hai da sorridere da sola? A cosa pensi?”

“Penso agli occhi della felicità.”