martedì 12 marzo 2019

Bao - Pixar short film


Fa molta tenerezza questa mamma, già un po’ avanti con gli anni che, all'improvviso, ottiene la possibilità di essere nuovamente madre nel momento in cui un baozi  da lei cucinato prende magicamente vita e si tramuta in un bambino. Attraverso quel baozi rivive tutte le tappe che avevano segnato, poco alla volta, il distacco da suo figlio, quel figlio che prima era tutto suo e le dava tanta gioia, poi aveva cominciato a preferirle gli amici ed infine si era allontanato definitivamente con la donna che amava.

E’ dura lasciare il proprio figlio ad un’altra donna, soprattutto se lo porta lontano. E quella povera mamma, nel tentativo di fermarlo, ha finito col distruggere il simbolo di quel ragazzo che, già una volta, non avrebbe voluto lasciare andare, ingoiando per sbaglio il baozi e cadendo nella disperazione più nera.

Ma poi il figlio in carne ed ossa è tornato e la mamma, pur con un’iniziale resistenza,  ha imparato finalmente a condividerlo con l’altra donna, così come tutte dovremmo fare, perché così è la vita e gli uccellini, da sempre, lasciano il nido per diventare grandi.

Anch’io ho rivisto mio figlio in questo cortometraggio così bello e commovente da vincere un Oscar. Ho ricordato quando cominciò ad uscire di sera con gli amici e, se gli chiedevo chi fossero, mi rispondeva: “Non li conosci”! Quando vidi la mia macchina allontanarsi senza di me, perché lui aveva appena preso la patente, quando lo incontrai per caso, mano nella mano, con la sua prima ragazza e quando lo vidi caricare abiti, libri, chitarre e fotocamera in macchina per traslocare nella casa in cui avrebbe vissuto senza i suoi genitori.

Eh, non c’è niente da fare. La sindrome del nido vuoto colpisce tutte le madri, chi più chi meno. Per fortuna esistono gli smartphone per comunicare e si può sempre tentare “la via dello stomaco” con qualche allettante invito a cena! ;)

lunedì 21 gennaio 2019

I cantanti che piacciono oggi


Sono sempre stata una persona che si è impegnata in tutto ciò che era necessario fare. Da bambina e ragazza mi impegnavo a scuola, prima ancora di terminare gli studi ho lavorato con piccole supplenze o lezioni di pianoforte in una scuola privata, ho cominciato ad insegnare nella scuola pubblica all’età di ventun anni e non ho ancora smesso. A casa non ho la domestica e svolgo personalmente tutte le faccende, dalla preparazione dei cibi alle pulizie, e ho assistito per anni i miei genitori durante la malattia, fino alla morte.  

Scrivo questo per farvi capire che, per una persona come me, con un forte senso del dovere, trasmesso anche a mio figlio, e che si è guadagnata “con il sudore della fronte” tutto ciò che di buono ha ottenuto dalla vita, l’idea di incensare persone che non fanno assolutamente nulla e si vantano di essere dei parassiti che si arricchiscono alle mie spalle e a tutte quelle delle persone oneste come me, non fa assolutamente piacere, anzi, mi rende parecchio nervosa.

E’ il caso di alcuni presunti cantanti che spopolano oggi su youtube ed i social in generale e che si arricchiscono con i famosi “like” e le visualizzazioni che i nostri ragazzi, e non solo, prodigano loro a piene mani.
Fino a due anni fa ero una prof. comprensiva, che cercava di capire i gusti dei suoi alunni, ascoltava le loro proposte e, quando possibile, cercava di adattare alcuni brani moderni alle possibilità del flauto dolce, in modo da dare la soddisfazione ai ragazzi di suonare le melodie dei loro tempi e dei loro idoli. Tra gli ultimi brani posso annoverare canzoni portate al successo da Alvaro Soler, Robbie Williams, Adele ecc…ma poi i gusti dei ragazzi sono cambiati ed è arrivato lui, Bello figo.


Paul Yaboah, questo il suo vero nome, è arrivato in Italia dal Ghana nel 2004 ed è passato in pochi anni dall'anonimato alla popolarità
Il caso di Bello Figo è esploso con la pubblicazione a ottobre 2016 del brano "Non pago l'affitto" dove il rapper ( secondo quanto afferma) ha voluto prendere in giro tutti i luoghi comuni degli immigrati in un brano che, per alcuni, è invece diventato un inno alla criminalità e un insulto agli italiani. 
La prima volta che i miei alunni mi hanno proposto di ascoltare il loro idolo, di cui non conoscevo affatto l’esistenza, mi sono trovata di fronte alle parole di una persona che afferma di non voler lavorare, di non volere pagare l’affitto, di volersi divertire alle spese dei suoi fans, prendendo solo  le donne bianche come amanti e come oggetti e dormendo esculsivamente in alberghi a quattro stelle, sempre pagati da noi, ovviamente.
Vi risparmio i termini esatti, per rispetto alla vostra educazione. 

Quando l’ho sentito, ho posto il mio categorico veto. “Non proponetemi mai più di ascoltare questa canzone! Mi sento offesa e dovreste provare lo stesso anche voi! Ma come? Noi siamo persone che lavoriamo, fatichiamo, ce la mettiamo tutta per tirare avanti e dobbiamo rendere la vita facile ad un tipo che, chiaramente, ci deride e si fa mantenere a sbafo?”

Bloccato Bello Figo, è saltato fuori Sfera Ebbasta, noto rapper che ho sentito nominare in occasione della morte di sei persone nella discoteca di Corinaldo. Non ho voluto neanche sentirne parlare, potete immaginare perché (e ci sono fior di genitori che hanno accompagnato i loro figli minorenni in discoteca ad ascoltare questo bel personaggio!)


La settimana scorsa però, il classico Pierino, che cerchiamo di contenere con tutta la pazienza possibile per evitare che combini marachelle troppo grosse, si è lamentato perché non faccio mai ascoltare alla classe le canzoni moderne e, soprattutto, non prendo mai in considerazione le sue proposte. Gli ho fatto notare con gentilezza che, lui per primo, non fa nulla per venirmi incontro: non apre un libro, non ascolta una parola, chiacchiera in continuazione ma ….visto che, ultimamente, si è comportato un pochino meglio e non  ha disturbato le lezioni, potevo  provare ad accontentarlo permettendogli di scegliere una canzone e proporla ai compagni. “Mi raccomando però! Che sia decente e che si possa ascoltare insieme, magari anche cantandola!”
Tutto felice si è avvicinato alla LIM  e chi ha cercato? I buon, vecchio, Bello figo!
Ancora una volta ho cercato di dargli fiducia, chissà, magari, nel frattempo, il cantante poteva essere migliorato! Ho buttato un occhio sul titolo e mi sono cadute le braccia: “Io skopo tutti i giorni!”

Non sono ancora così rimbambita da pensare che la k nel termine possa cambiarne la sostanza. Ho subito bloccato il video, prima ancora che cominciasse ed ho espresso tutta la mia disapprovazione al ragazzo, che si è subito giustificato dicendo che non era un’idea sua.

Tornata a casa, per curiosità, ho controllato il testo, e anche questo, per decenza, ve lo risparmio, poiché nemmeno io riesco a leggerlo senza inorridire.

Ecco, questi sono gli idoli dei giovanissimi di oggi. Non tutti, per fortuna, ma una buona parte. I ragazzi trovano difficoltà ad imparare le materie di studio, ma sanno a memoria tutti i testi di questi bei personaggi e li vedono come degli esempi, perché si sono arricchiti senza impegno e fatica, pertanto sono i veri furbi! I genitori, per farli felici, li accontentano e li accompagnano persino ai loro concerti. Di questo passo, dove andremo a finire?

Voglio andare in pensioneeeeeee!

domenica 30 dicembre 2018

Buon 2019!



Sta per finire il vecchio anno e si sta aspettando quello nuovo.
Ogni volta nascono speranze per un anno migliore ma, quasi sempre, si scopre che non è diverso dal precedente e, purtroppo, qualche volta è anche peggiore.

Due anni fa avevo trascorso un terribile Capodanno. Mi avevano diagnosticato una malattia inguaribile poco prima di Natale e avrei dovuto sottopormi ad una biopsia, per confermare quella previsione, proprio nei primi giorni di gennaio. L’idea di dover cominciare un terribile calvario, che comunque non mi avrebbe mai portata alla guarigione, non era proprio piacevole, soprattutto nelle feste di Natale! Per fortuna, la biopsia aveva rivelato che i dottori si erano sbagliati, ma  ciò non toglie che io abbia rischiato di morire di paura.
Lo scorso anno a Natale mi era venuta l’influenza e, a Capodanno, l’aveva contratta mio marito. Erano almeno trent’anni che, entrambi, non ci ammalavamo d’ influenza e, ancor di più, proprio nelle feste. Ricordo che avevamo festeggiato Capodanno con un brodino!

Non so se anche quest’anno ci cadrà qualche altra tegola tra capo e collo ma, almeno fino a questo momento, nella cerchia delle mie conoscenze sono arrivate solo previsioni positive. Nel 2019 molti dei nostri amici diventeranno nonni  e alcuni amici di nostro figlio diventeranno papà, alcuni hanno trovato un nuovo lavoro e qualcuno si sposerà. Ho già detto a mio marito che, per fortuna, ho superato l’età, perché, con l’aria che tira, finirei per ritrovarmi anch’io incinta, prima o poi!

Poi però, se si aprono i giornali e si ascoltano le notizie alla tv, si sentono ancora notizie infauste: il terremoto, per esempio, o mortali incidenti stradali che coinvolgono giovanissimi, suicidi per disperazione, femminicidi, attentati …  e allora si ha paura di provare a sperare in qualcosa di buono e ci si vergogna quasi di trovarsi in un momento di tranquilla serenità, quando intorno esiste tanta sofferenza.
Voglio comunque provare a sperare, anche se timidamente. Voglio pensare che mio padre, cui quest’anno ricorre il centenario dalla nascita, possa vegliare sulle persone che ha tanto amato in vita, proteggendole dal male. Voglio credere che le persone a cui voglio bene riescano ad essere felici e  che nel mondo ci siano meno dolori, guerre  e sopraffazioni. Voglio sperare che crescano le opportunità di lavoro, abbiano fine i femminicidi e aumentino fra le persone il rispetto, la tolleranza, la solidarietà e che anche gli animali e la natura vengano maggiormente rispettati.  

Infine voglio augurare, a tutti voi che leggerete questa pagina, un felicissimo Anno Nuovo, ricco  di salute, felicità e prosperità.
Buon 2019!