Tra i miei ricordi più belli in veste d’insegnante, e sono tanti, ce n’è uno accaduto più di quarant’anni fa nella prima B.
L. era un ragazzino minuto, sottile come un fuscello,
dolcissimo, che sapeva suonare il violino. Gli chiesi di portarlo a scuola e,
sentendolo suonare, oltre alla bravura, fui colpita dalle sue sensibilità e
passione.
Venne il tempo del saggio natalizio e, insieme, decidemmo che
avrebbe potuto eseguire alcune parti solistiche da alternare a quelle del resto
della classe, in una sorta di dialogo musicale tra lui ed i suoi compagni.
Era una specie di sorpresa, perché nessun’altra classe
presentava questo tipo di esibizione ed io ci tenevo molto.
Venne la mattina del saggio e L. si presentò sofferente,
pallidissimo e febbricitante. “Non sto affatto bene” _ mi disse _ “ma sono
venuto per lei!”
Un bambino di undici anni era venuto a scuola malato solo per
far contenta me. Sua madre lo portò a casa subito dopo l’esibizione, per
metterlo a letto.
Quel “sono venuto per lei” mi aveva toccata nel profondo e
non lo dimenticai mai. Negli anni successivi ebbi tra gli alunni anche suo
fratello M. e la sorella F. Anch’essi erano molto carini e dolci, ma non
suonavano particolari strumenti musicali.
Passarono gli anni. L. si diplomò in violino e laureò in
lettere, F. diventò infermiera e M. si trasformò in imprenditore, aprendo una
birreria. Teneva anche un chioschetto ambulante durante le feste di paese, i
concerti all’aperto ecc…Lo vedevo spesso, ogni volta che passavo in centro o
partecipavo a qualche manifestazione in cui era presente il chioschetto di
birra.
Oggi c’è stato il funerale di M. Due giorni fa stava
guardando la tv, quando un infarto fulminante ha stroncato di botto la sua
vita. Suo fratello, non ricevendo risposta al telefono, era andato a trovarlo e
lo aveva trovato esanime, accasciato sul divano. Potete immaginare lo sgomento
di tutti coloro che lo conoscevano, lo apprezzavano e gli volevano bene. Nessuno
voleva credere che non ci fosse più.
Ieri sera sono andata al rosario. La chiesa era strapiena ed
io riflettevo sul fatto che M. fosse già il mio decimo alunno andato via troppo
presto. Come i genitori per i figli, anche gli insegnanti non dovrebbero mai
dover partecipare alle esequie dei loro alunni. Non è naturale. Loro sono più
giovani.
Al termine del rosario sono andata a salutare l’affranta F. e
poi ho cercato L, il mio piccolo violinista di un tempo. Ora è sposato e papà,
ma è sempre sottile come un giunco e dolcissimo.
Mi ha vista ed ha esclamato: “Professoressa!” e poi mi ha
abbracciata forte e mi ha tenuta stretta a lungo in un modo che sembrava non
avere fine. A quel punto l’emozione mi
ha vinta e mi sono messa a piangere. Non riuscivo a trattenermi mentre tentavo
di dirgli: “Mi dispiace tanto!” _ e lui, teneramente, mi rispondeva: “Lo so, lo
so!” Non riuscivo nemmeno a fargli le condoglianze mentre L, dolcemente, consolava
ME per la perdita di SUO fratello. Dopo più di quarant’anni, ancora come quella
volta con il violino, si preoccupava per me.
È stato un momento di emozione fortissima, in un’atmosfera di
grande dolore collettivo. Lo porterò sempre nel cuore.
Ciao M. ora stai offrendo da bere agli Angeli e ci stai
sorridendo da lassù. Non ti scorderemo mai, perché le belle persone lasciano
sempre un segno in coloro che hanno la fortuna di incrociare durante il loro
cammino.

