domenica 18 novembre 2018

Quanto sono cambiati gli studenti negli anni?



Dopo tanti anni di insegnamento, spesso, trovo persone che mi chiedono quanto siano cambiati i ragazzi nel corso del tempo.

Se  fossi un’insegnante di lettere, con una o due classi ogni anno, forse avrei poche difficoltà a rispondere, ma io insegno musica, ho nove classi ogni anno e, tra così tanti ragazzi, non posso che ritrovare, ogni volta, molti punti in comune. Da sempre ci sono gli alunni bravissimi, studiosissimi, che imparano così in fretta da farmi pensare che sappiano già tutto ancor prima che io possa aprir bocca;  poi ci sono i bulletti, quelli che mi fanno sudare le classiche sette camicie, che non si interessano di nulla che non sia giocare, prendere in giro qualcuno o far andare fuori di testa gli insegnanti; ci sono i timidi, che non osano aprire bocca e mi si avvicinano solo nell’intervallo, quando gli altri giocano e non li notano; ci sono quelli “ nella media”, che svolgono il loro lavoro con tiepido entusiasmo solo per senso di obbedienza e per non rovinarsi la pagella; ci sono i “creativi”, che sempre mi stupiscono con le loro intuizioni ed iniziative … Insomma, il mondo della scuola non è poi così cambiato, almeno per quello che mi riguarda.

C’è da dire che i ragazzi di oggi sono sempre più viziati ed infantili. Litigano tra loro per una gomma, una matita… giocano nell’intervallo con una microscopica pallina di carta e, quando si parlano, urlano:

_ MI PASSI LA MATITAAAAA!
_ORA TE LA DOOOOOO!!!!!

_A CHE PAGINA SI TROVA L’ESERCIZIOOOOOOO!!!! 
_PAGINA TRENTADUEEEEE!!!!

Io penso che abbiano tutti problemi di udito. In compenso, quando sono interrogati, bisbigliano come se si trovassero in confessionale.

Anche i bulli, perlomeno quelli della mia scuola, non sono poi così bulli come si penserebbe. Più che altro sono dei grandissimi “ropmpibip”. Non stanno mai fermi, girano per la classe, chiacchierano in continuazione con questo o con quello, non scrivono una riga e non aprono un libro, ridono senza apparente motivo e stancano anche i Santi. Ah, comunque ne ho avuti di ben peggiori in passato! Una volta uno rubò il registro di classe e lo buttò in un canale, poi convinse alcuni compagni a rubare insieme a lui in un supermercato … Insomma, erano continue riunioni speciali per decidere come risolvere i vari guai che combinava. Ma allora non c’erano gli smartphone, ne’ wathsapp, e le notizie non si diffondevano così rapidamente come adesso.

Inoltre, in passato, i ragazzi avevano maggiori capacità di attenzione e concentrazione. Per anni ho suonato su un vecchio pianoforte verticale voltando praticamente le spalle alla classe, che suonava tranquillamente. Poi ho cominciato a spostare il pianoforte dal muro e a metterlo in diagonale, in modo da vedere i ragazzi, previo rischio di torcicollo, poiché dovevo suonare con la testa rivolta a destra, o a sinistra. Successivamente sono passata alla tastiera elettronica, in modo da restare in posizione frontale e attualmente non suono nemmeno più, ma uso le basi sulla Lim, perché così posso tenere gli occhi costantemente puntati sugli “orchestrali” che, appena abbasso la guardia, subito tolgono lo sguardo dallo spartito e cominciano a suonare “a caso”. Arrivare fino in fondo ad uno spartito senza distrarsi è veramente difficile per molti.


Io alla tastiera con una classe

Non è nemmeno così vero che siano “nativi digitali”. Ogni tanto ne mando qualcuno al pc per cercare i brani e aiutarmi a far partire le basi musicali. Dico:

_Ora ridimensiona il foglio!
_Eh? Cosa devo fare?

_Vai indietro!
_Come?

_Lancia il programma, quello con l’estensione exe!
_Quale? Cosa vuol dire?

Invece di aiutarmi, devo essere io a fare da balia ai novelli dj!

Stiamo infatti pensando di tornare a proporre delle lezioni di informatica, perché i ragazzi ormai usano il pc solo per i videogiochi, poi smanettano con gli smartphone e chattano su whatsapp. Word, Excel, Power point sono parole sconosciute per loro! In compenso sanno  usare i programmi di presentazione online … peccato  che poi dimentichino le password e non riescano più a ritrovare le loro produzioni!

Quest’anno è arrivato un nuovo insegnante di musica, giovanissimo e alla prima esperienza. Mi ha chiesto qualche consiglio. Gli ho detto:
_ Guarda, è molto semplice: tu dovrai essere un attore, un ballerino, un cantante, un poeta, un comico … Canta, suona, gesticola, cambia tono di voce quando spieghi, come se recitassi, seleziona brani e video accattivanti da proporre. Insomma, immagina di essere su un palcoscenico, di essere il front-man e di dover catturare l’attenzione del pubblico.
_Ah! Ho capito! Ha risposto il giovanotto. Così sta facendo. E si sta pure entusiasmando. Gli piace tantissimo!

Insomma, i ragazzi sono sempre ragazzi. Sono cambiati i contesti intorno a loro, hanno a disposizione nuove tecnologie che non sempre sanno usare nel modo corretto, sono sempre più stressati da mille attività, hanno tante cose materiali, ma poca attenzione da parte dei genitori e faticano sempre di più a concentrarsi e a prestare attenzione a quanto si propone loro. 

Poi ci sono i momenti in cui devono mettercela tutta per suonare in concerto davanti al pubblico, creare un video per partecipare ad un concorso a tema, partecipare ad una gara sportiva, produrre oggetti per il mercatino … ed ecco che la magia della competizione si rinnova e ci offrono delle performance splendide e assolutamente inaspettate.
Spettacolo musicale in piazza. Io sono a sinistra vicino al coro.

 Oggi, come allora, i giovani sono come fogli bianchi su cui noi adulti dobbiamo scrivere. Ogni anno è più faticoso ma, alla fine, le fatiche vengono quasi sempre ripagate. Dobbiamo crederci, perché loro sono il futuro e noi abbiamo la responsabilità di prepararli in modo adeguato per essere vincenti.


martedì 9 ottobre 2018

Emozioni di una prof.


Iniziai ad impartire lezioni di pianoforte all'età di quindici anni. A quei tempi gli insegnanti nella mia città erano pochissimi e persino una quindicenne, studentessa di Conservatorio, era molto richiesta. A diciotto anni venni assunta in una scuola privata, dove insegnai alle serali alla Scuola Magistrale e, nel pomeriggio, ad alcune classi di solfeggio. A ventuno anni, appena terminati gli studi, cominciò la mia carriera di insegnante nella Scuola Media e, da allora, molta acqua è passata sotto ai ponti, come si suol dire! Da un breve calcolo, tenendo i numeri al minimo, credo di aver insegnato a non meno di ottomilaquattrocento ragazzi. 


Da tempo quei ragazzi sono diventati uomini e donne e, moltissimi, hanno in qualche modo coltivato la passione per la musica, chi diplomandosi al Conservatorio, chi suonando in gruppi musicali, chi diventando musico- terapeuta, produttore musicale, compositore, insegnante, cantante, ballerino, front-man, concertista … Sono veramente tantissimi ed io sono molto orgogliosa di averli conosciuti ed avere, anche se solo in minima parte, contribuito a far nascere o sviluppare quella passione, senza contare che, come tante insegnanti appassionate del proprio lavoro, tutti i miei alunni sono anche un po’ miei figli.

Per parecchi anni sono stata legata a mia madre e alla sua malattia. Ora che non c’è più e sono un po’ più libera di muovermi, mi piace andare a sentire i loro concerti, osservandone la continua crescita umana e professionale. 
Qualche sera fa è stata proprio una di quelle volte e il gruppo in questione si chiama “4emotions - Classic&Pop Quartet”, un quartetto fantastico formato da pianista ( nonché medico radiologo), violinista ( studente in medicina e laureando al Conservatorio), flautista ( musicista professionista) e cantante-chitarrista ( studente). Il repertorio spazia dalla musica classica al pop,dalle colonne sonore dei film alle composizioni degli stessi artisti.  

Ascoltare la loro musica e, nel contempo, vedere davanti a me la moglie del pianista, anche lei mia ex alunna delle medie, che accarezzava dolcemente e coccolava con tenerezza infinita i suoi bambini, è stata un’emozione che veramente non ha prezzo.

Pubblico qui due loro video. Sono registrati in modo artigianale e non eguagliano sicuramente la resa dal vivo, ma mi farebbe piacere che li conosceste un po’ anche voi e, se vi piaceranno, ve ne farò conoscere altri perché, come ho scritto prima, i miei ex alunni sono tantissimi e meravigliosi!



lunedì 24 settembre 2018

Il ritmo è contagioso!


Qualche giorno fa, all'ultima ora di lezione, ero in una prima media e parlavo di ritmo. Ho presentato ai ragazzi le figure musicali e il loro valore e, insieme, abbiamo provato a ritmare la nostra prima partitura: ta  titi  ta pausa | ta tiritiri titi ta...


I ragazzi battevano le mani a ritmo. Un alunno, tornando dal bagno, ha lasciato la porta aperta e ho visto, in corridoio, le collaboratrici scolastiche (un tempo si definivano bidelle, ma ora quel termine non si usa più) che, davanti alle finestre appena aperte per arieggiare l’ambiente, scopa sotto al braccio e strofinaccio sulla spalla, ascoltavano attente e battevano le mani: taa - titi - tiritiri - taa...
Erano concentratissime e perfettamente a tempo con noi. Due alunne perfette, ma un po’ attempate. Tenerissime!

Insomma, si può proprio dire che il ritmo sia contagioso!