martedì 25 agosto 2026

La truffa del maresciallo Rocca


Questa mattina ho ricevuto una telefonata da un sedicente maresciallo dei carabinieri della mia città, qualificatosi come “maresciallo La Rocca”. 

Mi ha chiesto: “Lei è la moglie del signor M…..? 
 Io ho risposto: “ Mi dica!”
 Lui: “Le ho posto una comanda!
 Io: “Confermo!” 
Lui: Mi deve rispondere Sì o No!” 
Io: “Non intendo usare certe affermazioni al telefono! Vada avanti!” 
Lui: “Il suo scetticismo è un’offesa per un pubblico ufficiale! Proprio con me, che mi vanto di essere onorato carabiniere da quarant’anni!

 Io comunque non avevo affatto intenzione di pronunciare il fatidico “sì” perché so che, spesso, certi malintenzionati lo registrano e poi lo utilizzano come conferma per far acquistare oggetti, o firmare contratti digitali, all’ignaro utente che non ne ha assolutamente l’intenzione. Ho ribadito che, telefonicamente, non mi esprimerò mai diversamente e che nessuno mi garantiva che lui fosse veramente colui che diceva di essere.

 Alla fine si è deciso a raccontarmi che i carabinieri avevano scoperto un traffico di dati rubati in via informatica, tra i quali risultavano anche dei documenti di mio marito. 
 Io, fin dall’inizio, avevo pensato che si trattasse di un imbroglio, pertanto gli ho risposto che avremmo pensato mio marito ed io a risolvere il problema direttamente in caserma e gli ho pure raccomandato di stare tranquillo! A quel punto non ha potuto fare altro che raccomandarmi di far sapere ai suoi “colleghi” che mi aveva contattato il maresciallo La Rocca. Ci siamo salutati.

 Poi ho cambiato telefono, perché ad una mia collega, a cui era successo un fatto simile, erano riusciti a rispondere sempre i malviventi, pur avendo lei chiamato il 112. Col telefono diverso ho comunicato il fatto al vero 112, che mi ha subito confermato il tentativo di truffa, avvisandomi pure di non aprire a nessuno, nemmeno agli stessi carabinieri! (anche i carabinieri, al giorno d’oggi, potrebbero non essere più quelli veri!)

 Tutto è bene quel che finisce bene, a meno che, per vendicarsi del colpo andato a male, il maresciallo la Rocca non decida di venire a  svaligiarmi la casa!

sabato 15 agosto 2026

Medaglie agli Europei

 Poco fa, agli europei di nuoto, la nostra concittadina braidese Sara Gastaldi, mia alunna alla Scuola Media, ha vinto l’argento nei 200 misti. In tv ho visto la mamma, anche lei a suo tempo mia ex alunna, sventolare orgogliosamente e con grande emozione la bandiera italiana sugli spalti.

Poco prima, la saviglianese Sara Curtis, nata a 20 km da Bra (Cuneo), aveva vinto la medaglia di bronzo nei 50 metri stile libero, quarta medaglia tra le quali un oro, con record del mondo, in questi Europei.

Due giovanissime ragazze della mia zona che si stanno distinguendo sempre più a livello internazionale, al prezzo di tanti sacrifici, rinunce ed impegno. Spesso si parla male dei giovani, che non si danno da fare, che sono privi di volontà, mentre invece ce ne sono tantissimi, come queste due atlete, che rinunciano spesso al riposo e al divertimento per allenarsi duramente in uno sport, offrendo alla nazione splendidi risultati.

Complimenti davvero alle due nuotatrici e a tutti gli altri sportivi che si stanno distinguendo durante questi Europei e i miei migliori auguri per un futuro di grandi soddisfazioni e successi.

Gastaldi -Curtis


venerdì 3 luglio 2026

Forti emozioni, un lutto e dolci ricordi.

 


Tra i miei ricordi più belli in veste d’insegnante, e sono tanti, ce n’è uno accaduto più di quarant’anni fa nella prima B.

L. era un ragazzino minuto, sottile come un fuscello, dolcissimo, che sapeva suonare il violino. Gli chiesi di portarlo a scuola e, sentendolo suonare, oltre alla bravura, fui colpita dalle sue sensibilità e passione.

Venne il tempo del saggio natalizio e, insieme, decidemmo che avrebbe potuto eseguire alcune parti solistiche da alternare a quelle del resto della classe, in una sorta di dialogo musicale tra lui ed i suoi compagni.

Era una specie di sorpresa, perché nessun’altra classe presentava questo tipo di esibizione ed io ci tenevo molto.

Venne la mattina del saggio e L. si presentò sofferente, pallidissimo e febbricitante. “Non sto affatto bene” _ mi disse _ “ma sono venuto per lei!”

Un bambino di undici anni era venuto a scuola malato solo per far contenta me. Sua madre lo portò a casa subito dopo l’esibizione, per metterlo a letto.

Quel “sono venuto per lei” mi aveva toccata nel profondo e non lo dimenticai mai. Negli anni successivi ebbi tra gli alunni anche suo fratello M. e la sorella F. Anch’essi erano molto carini e dolci, ma non suonavano particolari strumenti musicali.

Passarono gli anni. L. si diplomò in violino e laureò in lettere, F. diventò infermiera e M. si trasformò in imprenditore, aprendo una birreria. Teneva anche un chioschetto ambulante durante le feste di paese, i concerti all’aperto ecc…Lo vedevo spesso, ogni volta che passavo in centro o partecipavo a qualche manifestazione in cui era presente il chioschetto di birra.

Oggi c’è stato il funerale di M. Due giorni fa stava guardando la tv, quando un infarto fulminante aveva  stroncato di botto la sua vita. Suo fratello, non ricevendo risposta al telefono, era andato a trovarlo e lo aveva trovato esanime, accasciato sul divano. Potete immaginare lo sgomento di tutti coloro che lo conoscevano, lo apprezzavano e gli volevano bene. Nessuno voleva credere che non ci fosse più.

Ieri sera sono andata al rosario. La chiesa era strapiena ed io riflettevo sul fatto che M. fosse già il mio decimo alunno andato via troppo presto. Come i genitori per i figli, anche gli insegnanti non dovrebbero mai dover partecipare alle esequie dei loro alunni. Non è naturale. Loro sono più giovani.

Al termine del rosario sono andata a salutare l’affranta F. e poi ho cercato L, il mio piccolo violinista di un tempo. Ora è sposato e papà, ma è sempre sottile come un giunco e dolcissimo.

Mi ha vista ed ha esclamato: “Professoressa!” e poi mi ha abbracciata forte e mi ha tenuta stretta a lungo in un modo che sembrava non avere fine.  A quel punto l’emozione mi ha vinta e mi sono messa a piangere. Non riuscivo a trattenermi mentre tentavo di dirgli: “Mi dispiace tanto!” _ e lui, teneramente, mi rispondeva: “Lo so, lo so!” Non riuscivo nemmeno a fargli le condoglianze mentre L, dolcemente, consolava ME per la perdita di SUO fratello. Dopo più di quarant’anni, ancora come quella volta con il violino, si preoccupava per me.

È stato un momento di emozione fortissima, in un’atmosfera di grande dolore collettivo. Lo porterò sempre nel cuore.

Ciao M. ora stai offrendo da bere agli Angeli e ci stai sorridendo da lassù. Non ti scorderemo mai, perché le belle persone lasciano sempre un segno in coloro che hanno la fortuna di incrociare durante il loro cammino.