venerdì 18 giugno 2021

Il paese delle rose

A meno di un’ora di viaggio in auto, dalla mia città si arriva in alta Langa nel ridente Comune di Bossolasco, conosciuto come “Il paese delle rose” o “Perla delle Langhe”.

Le strade del centro storico sono completamente decorate da bellissime e profumate piante di rose e si ha l’impressione di vivere in un mondo incantato. Ci sono inoltre panchine colorate, la bella chiesa di S. Giovanni Battista, un grandissimo angelo che domina la vallata, alcune case interamente coperte d’edera e tanti strani personaggi come l’omino di latta in bicicletta e l’omino di cartapesta all’osteria. Nei dintorni, campi di grano, vigne e tante piante di ginestre.

Lo scrittore Beppe Fenoglio trascorse qui i suoi ultimi anni. Un vero Paradiso !

Scorcio della via centrale

Romantici tra le rose!

L'omino all'osteria

L'omino costruito con i vasi dei fiori

La panchina colorata

La casa ricoperta d'edera

L'angelo che veglia sulle colline

Campi di grano, vigneti e ginestre


martedì 8 giugno 2021

Prof, come decise d'insegnare musica?

 Un giorno, un’alunna di terza media mi chiese: “Prof, come decise di diventare un’insegnante di musica?”

In classe con i miei alunni, qualche anno fa...

Allora raccontai, a lei e alla classe, la mia storia.

 Mia madre, fin da quando ero piccolina, mi diceva che da grande avrei dovuto diventare una maestra perché è una professione bellissima, a contatto con i bambini, che comunicano tanta gioia di vivere. Per essere una brava maestra, però, era indispensabile, secondo il suo parere, saper suonare il pianoforte e cantare. Lei non aveva mai dimenticato gli anni delle elementari quando, una volta la settimana, veniva nella sua classe una maestra di piano che suonava bellissime melodie e insegnava fantastiche canzoni. Ah che momenti meravigliosi per mia madre, che amava il canto ed aveva la voce di un usignolo!

 Così, per fare in modo che anche i miei futuri alunni potessero provare la sua stessa felicità, mi mandò a lezione di pianoforte all'età di otto anni, poco prima di iniziare la terza elementare.

In quell'occasione la mia insegnante scoprì un’allieva molto portata per la musica e veloce nell'apprendimento, tanto da piazzarmi sul palco dopo pochi mesi con il primo saggio e suggerirmi, fin da allora, di proseguire gli studi in modo serio.

Fu così che, dopo alcuni anni, cominciai a pensare che avrei potuto diventare sì un’insegnante, ma una professoressa di musica…

Mi ritrovai ad insegnare proprio nella scuola che mi aveva vista alunna e, conversando con i docenti, scoprii in seguito che la famosa “musa ispiratrice”, la pianista che aveva conquistato il cuore di mia madre, era la mamma di una mia anziana collega, Francesca B. La vita intreccia i suoi fili sottili e spesso li riannoda misteriosamente proprio per noi.

 Posso dire, in più di 40 anni d' insegnamento, di aver visto spesso la felicità negli occhi dei miei alunni, in occasione degli spettacoli musicali, ma anche semplicemente durante il canto o le esecuzioni strumentali in classe.

 Mamma aveva ragione. La musica può veramente donare la felicità ed io sono contenta di essere riuscita a regalare ai miei alunni, almeno qualche volta, la stessa gioia che provava lei quando cantava, da bambina, con la sua maestra.

 

mercoledì 26 maggio 2021

Gita al Ricetto di Candelo e al parco della Burcina

 Giovedì scorso abbiamo effettuato la nostra seconda vera gita del 2021 recandoci al Ricetto di Candelo e al Parco della Burcina, entrambi nella zona di Biella.

Il ricetto è una struttura fortificata di origine medievale situata nel Comune di Candelo. Non risulta essere mai stato destinato ad uso abitativo, ma veniva usato per accumulare beni ( cibi, vini, foraggi…) o come luogo di difesa dagli attacchi dei nemici. E’ composto da circa duecento edifici chiamati “cellule” ed è attraversato da strade denominate “rue”.
Nella quinta rua abbiamo fatto un incontro veramente interessante. Si tratta del liutaio Sergio Verna e della sua bottega in cui costruisce le ghironde, tutte rigorosamente a mano.
La ghironda, nata nella seconda metà del 1300 per accompagnare le danze, per molto tempo è stata utilizzata anche dai mendicanti, fino a diventare uno strumento di moda nei salotti del 1700, per poi tornare ad essere uno strumento di musica popolare da ballo. Il suo funzionamento è piuttosto particolare: una ruota coperta di pece sfrega sulle corde azionata da una manovella. Le corde al centro servono per suonare la melodia e la loro lunghezza, per cambiare le note, viene variata da una serie di tasti. Ai lati ci sono i bordoni, che emettono un suono costante di accompagnamento e infine c’è la trompette, che produce un ronzio continuo e può fare anche da ritmica. Di questo e di altre cose, sempre relative allo strumento e al suo uso nel tempo, abbiamo piacevolmente conversato con il sig. Verna. Non ho osato chiedergli di posare per una foto e ne ho quindi presa una da Internet, avvertendolo del “furto”. (concesso!)
In quel momento ho ripensato alle diverse gite effettuate con i ragazzi in passato. Ah come si sarebbero incuriositi se fossero stati con me giovedì!
Abbiamo poi pranzato piacevolmente all’esterno di una taverna usando come tavolo una botte.
Successivamente siamo andati a visitare il parco naturale della Burcina, che si estende sulle pendici di una collina a 826 metri sul livello del mare. Nella seconda metà del secolo scorso, l’industriale laniero Giovanni Piacenza trasformò la collina in un parco collocandovi molte piante pregiate e, in seguito, il figlio Felice aggiunse moltissimi rododendri e azalee, che sono ancora oggi una vera gioia per gli occhi. Abbiamo anche ammirato delle sequoie alte cinquanta metri. Inutile dire che, un po’ per la simpatia del nostro Terry, un po’ per la nostra loquacità, abbiamo conosciuto diverse persone che hanno passeggiato con noi e con le quali abbiamo scambiato informazioni e fotografie.
Niente male come seconda gita!
Parco della Burcina

Sequoie alte 50 metri

Rododendri

Il liutaio Sergio Verna ( per sua gentile concessione)

Tipica rua con locanda

Una nuova statua!

Ingresso del Ricetto
La collina dei rododendri