Visualizzazione post con etichetta incontri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta incontri. Mostra tutti i post

giovedì 20 luglio 2023

Storia vera del decadimento sociale di un uomo.

 Conobbi Gianni una decina di anni fa quando, dopo aver adottato il nostro cagnolino, mio marito ed io iniziammo a frequentare un parco cittadino per insegnargli a socializzare. Trovammo un gruppo di persone già ben affiatato, ciascuno con il proprio pelosetto e, mentre i nostri animali giocavano ed socializzavano, anche noi imparammo a conoscere i vari proprietari e ad inserirci nel gruppo. Ci si vedeva parecchie volte la settimana ed arrivammo anche ad organizzare incontri al ristorante o in pizzeria. C’era gente di ogni età, dalla studentessa universitaria al professionista, al pensionato, alla segretaria...Gianni era disoccupato. Il suo sogno era quello di diventare un OSS e di lavorare in un ospedale, o al servizio delle persone. Aveva frequentato un corso e fatto il tirocinio in una clinica e ci mostrava orgoglioso le sue fotografie col camice bianco ma, al momento dell’esame, era stato bocciato. Aveva riprovato una seconda volta ad iscriversi al corso, ma non era nemmeno stato ammesso a frequentarlo. Si consolava facendo il dog-sitter, attività che svolgeva in modo encomiabile. Amava molto i cani, soprattutto la sua cagnolina Betty. La sua compagna lo ospitava e lo manteneva, aspettando tempi migliori.

Negli anni seguenti gli amici del parco si diedero da fare per raccomandarlo e farlo assumere in diverse ditte, ma lui, invariabilmente, combinava qualche guaio o, addirittura, si dimenticava di presentarsi, e venne ogni volta licenziato. La sua compagna, a quel punto, circa due anni fa, dovette rendersi conto che Gianni non avrebbe mai lavorato e che avrebbe dovuto mantenerlo a vita. Lei, che lavorava giorno e notte senza mai concedersi un attimo di riposo, credo fosse arrivata ad un punto di saturazione tale da non poter sopportare oltre. Non poteva andare avanti all’infinito a sobbarcarsi le spese per il compagno, con i suoi vizi per Bacco e Tabacco, e la cagnetta, così lo cacciò di casa insieme a Betty, lasciandogli però la macchina, in modo che potesse muoversi e cercarsi un lavoro.

A quel punto l’uomo, disperato, si rivolse ai suoi familiari, madre e fratelli, che non vollero nemmeno vederlo e, successivamente, agli amici del parco, che invece lo ospitarono, gli diedero soldi e gli trovarono altri lavori, che perdette regolarmente. A quel punto era chiaro che, chiunque se ne fosse fatto carico, avrebbe dovuto ospitarlo e mantenerlo a vita. Tutti noi avevamo le nostre famiglie: figli, genitori a carico, compagni...Tutti avevamo i nostri problemi. Non potevamo adottare un uomo di più di cinquant’anni.

Gianni trovò casa presso lontani parenti, aiutò un conoscente a vendere maglie al mercato, poi mio marito lo incontrò quest’anno, intorno a Natale, e Gianni gli disse che ormai stava vivendo in macchina. Nessuno lo contattava più, perché non aveva un recapito e nemmeno un cellulare.

Da allora non avemmo più notizie, fino a qualche sera fa, quando al telegiornale sentimmo una notizia che ci sconvolse, avvalorata poi da articoli su parecchi giornali, con tanto di nome, cognome e fotografia. Un clochard, originario della provincia di Cuneo, era stato ammazzato brutalmente a B.  Dei conoscenti lo avevano invitato a farsi una doccia a casa loro poi, per chissà quale motivo, avevano iniziato a picchiarlo fino a spaccargli la cassa toracica. Infine lo avevano denudato e messo ad agonizzare sotto la doccia bollente, ustionandolo. Dopo due ore, avevano chiamato il 118 dicendo che l’uomo si era sentito male sotto la doccia. Poveri illusi, non si rendevano conto che ci sarebbe stata un’autopsia e che il delitto sarebbe stato scoperto!

Di fatto, il povero Gianni è morto in questo modo atroce e la piccola Betty, sporca e denutrita, è finita in gabbia in un canile, proprio lei che è sempre vissuta libera e amata per tutti i suoi dieci anni di vita.

Tutti noi che l’abbiamo conosciuto siamo sconvolti. Era incapace di mantenere un lavoro, forse per il suo vizio del bere, ma non era cattivo. Amava le persone e gli animali. Era gentile. Chissà, forse, se avesse realizzato il suo sogno di diventare OSS, la sua vita sarebbe stata molto diversa e sarebbe ancora vivo. Lo ricordo ad un pranzo, vestito come un damerino, con completo scuro, camicia bianca e cravatta, oppure nel parco, dove era sempre attorniato da tanti cagnolini, come in questa foto.



Mi sono sempre chiesta come sia possibile che un uomo possa scendere tanto in basso da diventare un senzatetto. Ora lo so.

Riposa in pace Gianni. Se il Paradiso esiste, sicuramente ora sei là, perché l’Inferno lo hai già vissuto sulla Terra. Noi ti ricorderemo con affetto e l’olmo che tu hai piantato nel parco sarà sempre lì a parlarci di te...


domenica 15 gennaio 2023

Gli occhi della felicità

Immagine presa dal web.

Qualche giorno fa sono stata in ospedale alla consueta visita di controllo dal reumatologo. Per otto anni ho avuto sempre lo stesso medico: depresso, triste, preoccupato, pensieroso…mi faceva sentire sempre più malata di quel che sono. Uno stress! Poi c’è stata l’epidemia, che lo ha reclutato nel reparto Covid, ed io ho trovato ad attendermi un altro medico. Quest’ultimo si è rivelato giovanissimo, fresco di nomina, gioviale, cortese, gentile e, soprattutto, con uno sguardo che sprizzava felicità. Felicità per il suo lavoro, per l’ospedale che lo ha ben accolto da un’altra provincia, per il team in cui si è trovato a collaborare e anche per le località circostanti che gli piacciono molto. Mi ha infatti rivelato di venire spesso a trascorrere il suo tempo libero nella mia città e nei paesini di Langa limitrofi come La Morra, Barolo e Monforte.
 Il fatto di poter conversare amabilmente di altre cose e non solo di freddi dati, me lo ha fatto sentire più vicino, più umano. E poi quegli occhi felici mi sono rimasti impressi e hanno fatto sentire felice pure me.

In seguito, mio marito ed io siamo stati in pizzeria con nostro figlio e, per la prima volta, con la sua ragazza. È stata una serata molto piacevole e serena, diversa dai momenti in cui c’è solo lui e guarda di nascosto il cellulare, scappando appena terminato di mangiare perché, a suo dire, “è molto stanco”. Invece stavolta abbiamo conversato tutti insieme a lungo, tanto che, alla fine, è stato mio marito a chiudere la serata. Era bello vedere i due ragazzi scambiarsi, ogni tanto, leggere carezze, parlarsi dolcemente e guardarsi teneramente, con occhi che brillavano come stelle. Cosa c’è di più bello, per due genitori, che vedere un figlio felice?

Ho incontrato poi E, un mio ex collega, a spasso con cognato e nipote. Anche loro erano molto felici. E. mi ha spiegato che suo cognato è stato molto malato, tanto da aver bisogno di un trapianto di rene. Sua moglie, sorella del mio collega, non ha esitato un istante e, scoperto di essere compatibile, ha regalato uno dei suoi reni al marito. Ora la famiglia ha ritrovato la felicità perché stanno tutti bene e possono di nuovo pensare ad un futuro tutti insieme.

Felicità per un lavoro che piace ed è svolto in un ambiente positivo, felicità per avere accanto la persona amata, felicità per aver ricevuto il dono di una nuova vita da una persona cara. Felicità provata non per denaro, prestigio, o cose materiali, ma per i frutti del proprio impegno, per la compagnia giusta, per una rinascita. Felicità che si trasmette anche alle altre persone.   

Ieri ero in casa e, pensando agli occhi di queste persone, devo aver sorriso. Mio marito mi ha chiesto: “Cos’hai da sorridere da sola? A cosa pensi?”

“Penso agli occhi della felicità.”

   


domenica 16 maggio 2021

Piccoli momenti di felicità.

 Un campo di papaveri a pochi chilometri da casa, scoperto per caso durante il percorso;  due giovani innamorati che seguono il nostro esempio, fermano la macchina e si apprestano a fotografare; uno scambio di scatti  tra coppie di due generazioni diverse che s’incontrano per caso, attratte dai papaveri;   un cagnolino che sembra proprio sorridere.  Colori, natura, luce, vita, un momento di condivisione … ed è felicità.




venerdì 5 febbraio 2021

Incontro con... bovini scozzesi.

 Recentemente, durante una passeggiata nelle campagne, ci siamo imbattuti in un singolare bovino che avevo visto soltanto nelle fotografie di mio figlio quando era stato in Scozia. 

Le origini della vacca highlander risalgono infatti alle Highland della Scozia, anche se, oggigiorno, si è diffusa in varie altre parti del mondo. Questa razza è caratterizzata da una statura bassa (attorno al 1,2 metri), peso compreso tra i 500 e i 600 chilogrammi, con delle ampie corna (anche fino a 1,6 metri) sviluppate a lira (del tutto simili ai bufali), e un folto e lungo pelame.

E’ ben resistente alle malattie, in parte anche grazie alle lunghe ciglia ed alla peluria che scende sulla fronte, che protegge gli occhi dagli insetti. In Italia, da una decina di anni, esiste l’importazione di questa razza in Trentino-Alto Adige e nel Veneto, per l'allevamento, non tanto per il suo latte, quanto per la sua carne, magra e povera di colesterolo. Infatti, il folto pelo aiuta a mantenere la temperatura corporea a livelli alti, senza quindi dover ricorrere ad uno spesso strato di grasso sottocutaneo.  

Nel caso di Cherasco (Cuneo), piccola cittadina a pochi chilometri dalla mia, questi animali vivono tranquillamente, da una decina d’anni, in un agriturismo, per la curiosità dei bambini e dei turisti che si fermano ad osservarli.

 





sabato 23 gennaio 2021

Un incontro dal passato

Marianna ( nome di fantasia) era una mia compagna di scuola media. Minuta, con una lunga treccia bionda, era una tipetta sveglia e dinamica. Avevamo partecipato spesso insieme ai Giochi della gioventù ed ho un ricordo di noi due che, in palestra, continuavamo a saltare alzando sempre più l’asticella del salto in alto, mentre tutte le nostre compagne erano sedute contro il muro, perché avevano fatto cadere tre volte l’asticella.

La mia classe in terza media. 

Non ci incontrammo più dopo la terza media, benché vivessimo entrambe nella stessa città.

Poi, qualche mese fa, il suo nome è apparso improvvisamente su Facebook. Le ho mandato un messaggio: “Sei proprio tu la Marianna che ricordo alle medie?” Era lei e ci siamo date l’amicizia, ma niente più.  

Ieri sera ho ricevuto un messaggio da una mia ex collega, che era stata, a suo tempo, anche una mia alunna. Mi ha detto di aver trovato il portafogli con soldi e documenti di quella certa Marianna che risulta mia amica su Facebook e mi ha chiesto di contattarla per poterglielo restituire.

Io non avevo il suo numero di cellulare e su Facebook non rispondeva.

Allora ho pensato che, tra le amicizie in comune tra noi, forse qualcuna poteva conoscerla meglio e così ho mandato lo stesso messaggio a sette persone, spiegando la situazione e domandando di contattarla. Tra queste ha risposto la madre di alcuni miei ex alunni, che ha il suo numero. Ma anche lei non riusciva a contattarla. Così, a sua volta, ha chiesto ad una vicina di casa di andare a controllare.

Alla fine, si è scoperto che Marianna era uscita a portare a spasso il cane, non aveva preso il cellulare, né la borsa e non si era nemmeno accorta di aver perso il portafogli!

Così, dopo tutto questo tam tam degli intermediari, le è arrivato il mio numero e mi ha chiamata. E’ stato emozionante sentirci dopo quasi cinquant’anni di silenzio! Nella mia testa è sempre la ragazzina dalla treccia bionda.

Sono successe così tante cose in questo lasso di tempo! Una vita intera da raccontarci. Una vita che, alla fine, ha lasciato Marianna completamente sola.  Ma ci sarà tempo per parlare. Ormai ci siamo ritrovate.

Insomma, questo per dire che i Social non sono così inutili e stupidi come molte volte si pensa, non sono solo una lavagna per scrivere ogni sciocchezza ci passi per la testa, non sono una piazza per litigare, insultare e criticare, ma possono essere utilizzati in modo utile per cercare le persone, per comunicare informazioni importanti, per ascoltare voci del presente e del passato. Basta usare buona volontà e un po’ di cuore.  

martedì 1 settembre 2020

Incontri in tempo di Covid

 Alcune sere fa mi sono recata in un ristorante per una cenetta familiare. Al nostro arrivo, tutti con mascherina, siamo stati accolti da una bella ragazza, anche lei con mascherina. 


“Professoressa! Non mi riconosce? 
Io, un po’ imbarazzata ho dovuto ammettere che no, non la riconoscevo, ma poteva dipendere dalla mascherina, che mi permetteva di vedere solo i suoi occhi.
“ Sono Francesca!”
 Accipicchia, nella mia lunga carriera, in cui ho incontrato almeno ottomilacinquecento alunni, quante allieve avrò avuto con quel nome? Le ho chiesto allora il cognome, riuscendo a focalizzare meglio la ragazza, che aveva terminato la scuola media già da parecchi anni.

Molto gentilmente ci ha servito la cena e, al momento del commiato, l’ho salutata dicendole che ero molto felice di averla rivista. 
“Ma se non mi ha nemmeno riconosciuta!” La ragazza era abbattuta. 
“Forse è perché non ero brava con il flauto … Non sono mai riuscita a suonare bene come i miei compagni …”

Accipicchia, la fanciulla era veramente addolorata ed io sempre più mortificata … L’ho rassicurata sul fatto che io non ho mai fatto distinzioni tra chi è bravo e chi no e ho sempre salutato tutti con piacere, dal genio musicale allo stonato cronico, cosa assolutamente vera, tanto più che, dopo molti anni, è piuttosto improbabile che riesca a ricordarmi i voti di tutti.

Comunque il fatto ha addolorato anche a me. Mi è molto dispiaciuto leggere la delusione in quei begli occhi. Accipicchia, che la mia memoria stia cominciando a vacillare?  Sono già rintronata? Proprio io che provo grande gioia quando gli ex alunni mi riconoscono e mi dimostrano il loro affetto?

In seguito siamo andati a fare una passeggiata in centro, dove ho incontrato altre due ex allieve, questa volta ben riconosciute, visto che le ho appena lasciate l’anno scorso e devono ancora finire la Scuola Media. Mi sono letteralmente saltate addosso, mi hanno abbracciata e baciata.

“ Prof.! Quanto ci è mancata!” 
“Anche voi, carissime!”

In quel momento ho realizzato che, in barba a tutte le regole Covid, ero stata strettamente abbracciata e baciata da ben due tredicenni ed io, nella foga, avevo fatto altrettanto.

Mi sa che sarà dura far mantenere le distanze a scuola. I giovani sono così: impulsivi, schietti, affettuosi e, nei loro slanci, non ricordano affatto le regole, facendole dimenticare anche a noi!  

mercoledì 14 giugno 2017

Libri parlanti



Recentemente c’è stata un’interessante manifestazione nella mia città. Si tratta dei “Libri parlanti”, cioè persone che hanno avuto esperienze di vita un po’ diverse dalle solite, disposte a raccontare la loro storia e a rispondere alle domande delle persone che, incuriosite, hanno interrotto la passeggiata domenicale nel parco, per sedersi su una seggiola accanto a loro ad ascoltare.

Io ci sono stata solo poco tempo e non ho potuto conversare con tutti i libri parlanti, ma ne ho incontrati tre, molto diversi tra loro.


Il primo è stato il generale Gianni Carnevale, che ha partecipato a tutte e sei le spedizioni di Overland come responsabile tecnico dei mezzi dell’Iveco.

Ad alcune domande ha così risposto:

1)    Qual è stato il viaggio che ha gradito di più?

Il primo, perché era la prima avventura, quella ancora sconosciuta in merito alle difficoltà e alle emozioni che avrebbe suscitato.

2)    Quali prerogative servono per affrontare un viaggio come quelli di Overland?

Innanzitutto una moglie consenziente! ;) Poi un lavoro che permetta ferie lunghe, una certa disponibilità economica e saper fare un po’ di tutto. 
Foto tratta dal web


Il mio secondo incontro è stato con don Gigi, un giovane parroco da quattordici anni nella nostra città, che dovrà abbandonare tra pochi giorni per trasferirsi a Torino.

Don Gigi era molto addolorato. Ha parlato della sua sensazione di smarrimento al pensiero di dover lasciare luoghi e persone che ormai ha imparato ad amare, dove è sempre stato molto popolare e seguito. Non sarà facile ricominciare da perfetto sconosciuto in una grande città e l’unica consapevolezza sarà quella di aver risposto con l’ obbedienza al comando dei suoi superiori. Ha spiegato che un  sacerdote deve saper obbedire, quando necessario, anche se il cuore non risponde alla ragione e suggerisce di ribellarsi a quell’ordine che può apparire senza un senso logico.  

Foto tratta dal web


Il mio terzo incontro, dopo aver sentito parlare di viaggi e di dilemmi interiori, è stato molto più frizzante. Si è trattato di una Drag Queen!

Il personaggio in questione si fa chiamare Barbie Bubu, è un omone grande e grosso che durante il giorno lavora come meccanico, mentre la sera indossa tacchi dodici e vestiti molto appariscenti per esibirsi nei locali.

Ha raccontato di essersi travestito da Drag Queen una volta a Carnevale, vincendo un premio di mille euro. Con quel denaro si era pagato alcuni corsi di teatro e cabaret, iniziando poi ad esibirsi nei locali. Considerata la stazza  e la sua propensione per i ruoli divertenti, Barbie Bubu preferisce soprattutto la chiave comica, ma ho ascoltato su Youtube anche brani in cui canta, con voce femminile, e devo dire che ha buona intonazione ed una certa capacità interpretativa.

Un tipo veramente simpatico che, in passato, è stato pure pompiere, spegnendo addirittura la Cappella della Sacra Sindone in occasione dell’ultimo incendio. Terminata l’intervista, noi donne un po’ curiose abbiamo chiesto di poter essere immortalate con lui e… via con i selfie e le fotografie!Ho rimediato anche un invito in un sexi shop in occasione del prossimo concorso “Miss Drag Queen 2017”, ma credo che, almeno per il momento, diserterò la manifestazione eheheheh!
Barbie Bubu ed io


Al prossimo racconto!


domenica 21 agosto 2016

Piacere, mi chiamo Massimo… e vengo dal Settecento.



Qualche giorno fa, mio marito ed io, accompagnati dal fedele cagnolino,  siamo andati a fare una passeggiata a Savigliano, ridente cittadina in provincia di Cuneo.

Arrivati nella piazza centrale, abbiamo visto uno strano personaggio che passeggiava e si fermava a conversare con questo o con quello.

Per quale motivo lo definisco strano? Perché era vestito e pettinato come un uomo del settecento. Giudicate un po’ voi guardando le fotografie! ( tratte dal web e scattate a Fossano, dato che noi non abbiamo osato fotografarlo)





Sotto ai portici abbiamo incontrato una badante rumena che accompagnava un’anziana sulla sedia a rotelle. Anche lei si è fermata a guardarlo, come incantata. Le abbiamo chiesto se quel giorno fosse prevista una manifestazione in costume, ma  ci ha spiegato che quel signore ha l’abitudine di vestirsi così ogni giorno, per passeggiare tranquillo nelle vie della città. “ Una volta ha il costume verde, un’ altra quello rosso, un’ altra ancora quello giallo, e porta sempre un bastone da passeggio coordinato. E' molto cordiale e gentile con tutti".


In effetti l'abbiamo visto conversare amabilmente con tante mamme e bambini, e camminare disinvolto, nel modo più naturale del mondo.



Arrivati a casa, ho cercato sul web qualche notizia in più su questo strano personaggio, e ho trovato un’intervista del 27 aprile 2016 sul giornale “La fedeltà” in cui l’uomo spiega di chiamarsi Massimo e di essere una guardia forestale in pensione. Fin da bambino ha cullato la passione per il Secolo dei Lumi e, ora che può permetterselo,  vive come se fosse nel Settecento, vestendosi con gli abiti e gli accessori di allora. Lui “abita il Settecento”, dà al secolo una nuova casa e una nuova vita in sé


L’intervistatore, Federico Carle,  conclude l’articolo con questa descrizione, che trovo veramente azzeccata e poetica: 
Massimo è un’antenna che cattura gli sguardi delle persone, dai più divertiti, ai più seri e diffidenti. È uno spettacolo nello spettacolo guardare i passanti intenti ad osservare. E fa riflettere, perché in fondo non è più stravagante di certi look alla moda di oggi, di certe mise: è una questione di stereotipi e punti di vista. I click dei telefonini non mancano e le parole scorrono come in un dormiveglia. Perché Massimo non è un pazzo che vive di sogni e nostalgie, ma s’è fatto sogno egli stesso, il suo sogno di vivere il Settecento, oggi. Un uomo che esiste ogni giorno nel proprio desiderio.


Credo proprio che quell’uomo abbia trovato il segreto della felicità. Cosa c’è di più bello nel sentirsi liberi di vivere ogni giorno in un sogno?