venerdì 9 novembre 2012

Buon compleanno mamma!

Mia madre ha compiuto ottantasette anni ma, come da sei anni ormai, non lo saprà e non festeggerà.

Mia madre sei anni fa, quando la malattia era solo all'inizio.

Tutto ebbe inizio circa sei anni fa, quando cominciò a raccontarci più volte le stesse cose senza ricordarsi di averlo già fatto e a dimenticare ciò che noi le dicevamo, o il fatto che qualcuno  in giornata avesse telefonato o le avesse parlato.
Tornava dalla sua quotidiana spesa al supermercato, a cui si recava con la sua amata bicicletta, con alcuni alimenti mancanti. Quando mio padre le chiedeva come mai non avesse acquistato questo o quello, nonostante gliel'avesse scritto sulla lista, lei rispondeva che "non sapeva a cosa corrispondessero quelle parole, pertanto non aveva potuto trovare l'oggetto in questione".
Un mattino disse che "non aveva voglia di andare a fare la spesa" e mio padre capì subito che non ci sarebbe andata mai più. Sapeva di non esserne in grado.

Poi  cominciò a dimenticarsi di cucinare e mio padre si sostituì a lei. Ogni giorno era "una caccia al tesoro". Una padella era finita nel forno, un'altra sotto al letto, lo zucchero era nel frigorifero... Mia madre si offendeva quando le si chiedeva dove avesse messo quelle cose e allora mio padre, che l'amava più della luce dei suoi occhi, non le diceva niente e cercava, cercava... Lui col suo enfisema polmonare che gli toglieva il respiro, l'inizio del Parkinson che gli faceva tremare le padelle in mano, le gambe che lo reggevano a malapena... Stava zitto, ansimava  e cercava.

 Mia madre si stupiva quando mangiava un arrosto, gli gnocchi, la polenta...Diceva: "Che buono! Non ho mai mangiato questa cosa!" Pian piano, tutto diventava "coso o cosa, questo o quello" e i vocaboli, con la relativa corrispondenza, si cancellavano dalla sua mente, così come i gusti, i profumi e, purtroppo, le persone.
Un giorno la tremenda gomma che ormai si era impossessata della sua mente cancellò mio figlio, il suo adorato ed unico nipote.  Mamma si stupiva nel veder girare per casa quel ragazzo estraneo, ma si rallegrava con noi perché "avevamo fatto una buona azione dando una casa a quel ragazzo orfano, che era anche tanto gentile e le dava sempre un bacio, anche se non  la conosceva"

Poi iniziò il periodo più difficile, quello dell'altalena tra momenti di lucidità ed altri di follia. Non si cambiava , non puliva, non cambiava le lenzuola, nascondeva ogni cosa sotto al letto, ma obbligarla a vestirsi diventava una vera impresa, una lotta all'ultimo sangue, e cambiare le lenzuola al suo letto era un'offesa irreparabile, poiché lei "lo aveva appena rifatto e si voleva farla passare per una sudiciona". Io ero diventata anche una "rovina-famiglie" perché cercavo di portarle via il marito e, come se non bastasse, non permettevo ai suoi genitori, morti da almeno trent'anni, di venirla a trovare. Si chiudeva disperata in garage e piangeva per ore, soffrendo per il tradimento dei genitori e la presunta cattiveria della figlia, che ormai non era più figlia ma una nemica da combattere. Mi insultava, persino mi malediceva. Passato il periodo di disperazione tornava tranquilla in casa, dimentica totalmente di tutto ed affettuosa come sempre. La più amorevole delle madri. Era come vivere costantemente con il dott. Jekyll e Mr Hayde. Io ero alla soglia dell'esaurimento nervoso.

Intanto la gomma continuava a cancellare... era una pena vederla sedersi alla macchina da cucire che aveva usato per anni, con la quale aveva confezionato il mio abito da sposa, tanti abiti per tutta la famiglia ed anche per i clienti, e non riuscire nemmeno a muovere il pedale per farla partire, a non capire nemmeno da quale parte cucire un orlo. "Questa macchina non funziona più!" Si disperava e la guardava con odio.

L'abito da sposa confezionato da mia madre

Iniziarono poi gli anni terribili dell'affannosa ricerca dei suoi genitori. Ormai aveva dimenticato tutti: mio padre, la mia famiglia, le sue sorelle, ma il ricordo dei suoi genitori era ancora vivo, doveva trovarli assolutamente e l'unico modo per farlo era uscire sulla strada per raggiungere la loro casa,  se solo fosse riuscita a ricordarsi dov'era.  Si attaccava al cancello, si arrampicava persino sopra, chiamava i vicini per farsi aprire, camminava avanti ed indietro come un'animale in gabbia. Una pena vederla. Era la sua unica ossessione, l'unica ragione di vita. Così, per  più di due anni, cercammo di accontentarla accompagnandola sulla strada dieci, venti volte al giorno, con il sole, la pioggia, la neve... Su e giù promettendole di arrivare presto dai suoi genitori... ma non arrivammo mai. Mi disperavo, mentre camminavo al suo fianco, pensando a mio padre, solo in casa, che si spegneva giorno dopo giorno, senza magari riuscire ad aspettare il mio ritorno.

Papà se ne andò senza che lei se ne rendesse conto e il tempo continuò a passare mentre la gomma cancellava, cancellava...



Ora ha dimenticato tutte le parole, si esprime a monosillabi come i neonati e non cerca più i suoi genitori. Cancellati anche loro, come tutto il resto. Non sa più mangiare da sola.

 Fermati, gomma! Basta, smetti di cancellare!

Lei  è serena adesso. Passeggia in giardino, sonnecchia sul divano, vive nel suo mondo fatto di nulla, senza mai sorridere, ridere o piangere, perchè in quel mondo non esistono ne'gioie, ne' dolori.


"Non dimenticare chi dimentica..."

Buon compleanno, mamma!

domenica 4 novembre 2012

Giovani e lavoro




Da quando mio figlio ha iniziato a lavorare ( a tempo determinato e part-time, non illudetevi!), ha capito alcune cose: 

Alle colleghe belle vengono sempre offerte le migliori opportunità: un maggior numero di ore lavorative, migliore posizione, aumento di stipendio, assunzione a  tempo indeterminato.

Per le colleghe brutte la situazione non migliora mai.

Chi a scuola era un rompiscatole, disturbava le lezioni, era spesso sospeso, non studiava e non è nemmeno riuscito a superare un esame all'università, insomma,ha sempre avuto la classica "faccia di bronzo" , nel mondo del lavoro viene subito scelto come "responsabile di reparto" e diventa presto capoufficio, così continuerà a non fare nulla come ha sempre fatto, ma avrà sufficiente polso per comandare gli altri, magari anche laureati.

Per gli altri, che non sono donne belle, non sono persone raccomandate, ma sono persone corrette, laureate e bene educate, resta la "lotta" per mantenere uno straccio di posto perché" le politiche aziendali impongono una selezione e tutti verranno continuamente messi alla prova e confrontati".

Noi mamme insegniamo ai figli il valore dello studio, del sacrificio, dell'impegno, della correttezza morale, e poi ci scontriamo con la realtà, che non riconosce affatto quei valori. Forse abbiamo veramente sbagliato tutto...

mercoledì 31 ottobre 2012

Un po' di me...



Ho superato la boa del mezzo secolo e, anche se la cosa mi fa parecchia impressione, almeno nello spirito mi sento molto più giovane ( ma il mio corpo non è troppo d'accordo...)

Sono nata il 30 giugno, in una calda notte d'estate e sono rimasta figlia unica. Sono stata molto amata e tanto ho amato. Tutti coloro che entravano a casa nostra lo percepivano e dicevano: "Quanto ti devono amare i tuoi genitori! Si vede da come ti guardano, da come ti ascoltano..." Era vero, e anch'io lo sapevo. Eppure i miei genitori non mi hanno mai viziata. Mio padre era dolcissimo, ma sapeva essere autorevole quando necessario e i suoi "No" erano categorici ,mentre mia madre non lo contraddiceva mai nelle decisioni. Non erano nemmeno tipi da abbracci e baci. Non ricordo che l'abbiano mai fatto. Loro erano "presenti",  si interessavano a ciò che facevo, mi incoraggiavano, mi aiutavano come potevano, ma non mi lodavano mai. Per loro andava sempre "abbastanza bene" e, a volte, questo mi faceva arrabbiare.

Io, a cinque anni.
 Non ci è mai mancato il necessario, ma il superfluo era un lusso che non potevamo permetterci. Ad esempio, non avevamo la macchina. Papà diceva che non era necessaria, visto che dovevamo solo spostarci in città, e così tutti andavamo in bicicletta: lui al lavoro, io a scuola, mia madre a fare la spesa. Avevamo la casa nostra, ma non i termosifoni, e papà scendeva la mattina presto per accendere la stufa. Però siamo stati i primi ad avere la televisione, perchè "era cultura", e i vicini venivano a casa nostra per vedere le trasmissioni, sull'unico canale di allora, mentre io, tra i quattro e i cinque anni, imparavo a leggere e scrivere correntemente dal famoso Alberto Manzi, con la trasmissione "Non è mai troppo tardi". Da quel momento, a casa nostra, i libri non sono più mancati.
Mio padre, che andava a lavorare in bicicletta anche in pieno inverno.
 Un altro "lusso" furono le lezioni di piano, tipiche delle signorine di buona famiglia di allora, non certo dei figli degli operai e delle sarte. Mia madre aveva in mente di farmi diventare maestra e si ricordava che, ai suoi tempi, gliene piaceva tanto una che veniva nella sua classe per insegnare le canzoncine, perciò io avrei potuto essere come lei e fare felici tanti bambini.
In mezzo a tutte le signorine "bene" della città, poco avvezze alle fatiche dello studio, io, a otto anni, emersi subito, tanto che gli insegnanti mi proposero persino di darmi lezioni gratis, purché non smettessi. Fu così che presi, ancora preadolescente, la decisione di diventare insegnante di musica. 

Attraverso il loro esempio, i miei genitori mi hanno insegnato a portare a termine gli impegni presi, a mantenere la parola  data, a essere parsimoniosa, a non giudicare gli altri, a vedere il lato positivo delle cose, a rispettare persone, animali e cose ma, sopratutto, ad amare e a sentirmi felice per ciò che ho e che riesco a conseguire con l'impegno e il sacrificio. 

I miei genitori ridevano spesso e trasmettevano allegria.
 Da ragazza ero molto timida e mio padre mi spingeva a uscire, ad andare a divertirmi, piuttosto che stare in casa a leggere. Fu così che, dopo sua insistenza, a diciannove anni andai ad una festa dove conobbi un ragazzo della mia età e "festa fu galeotta". Dopo cinque anni di frequentazione ci sposammo e, da allora,  siamo ancora insieme.
Ieri sposi...
 Abbiamo un figlio di venticinque anni, laureato, che pratica diversi sport, è appassionato di fotografia e suona la chitarra. 
Fotografia, che passione!

 Abbiamo anche un cane, volpino Spitz, ancora cucciolo, che ne combina di tutti i colori.
Terry adora mio marito, non lo molla un istante!
All'appello possiamo anche aggiungere mia madre, malata di Alzheimer da sette anni, che vive in un mondo tutto suo. Tanto amore ho ricevuto, tanto sto restituendo.

Insegno musica da anni nella scuola della mia città, in provincia di Cuneo, la stessa che avevo frequentato a mia volta.

Non sono un tipo particolarmente sportivo, ma mi piace camminare, andare in bicicletta ( non in salita però!) nuotare e, comunque, non sono una che stia sempre ferma.

Mi piace tutta la musica, ma non amo troppo il rock duro o la musica assordante. Quando studiavo pianoforte mi dissero che ero un'interprete piena di fuoco e passione e, in effetti, ho sempre odiato Debussy, che mi costringeva ad essere "eterea ed evanescente", proprio perché non sono riuscita ad esserlo mai.

Sono una che mangia poco, pertanto non amo cucinare, però lo faccio "per dovere" e me la cavo discretamente. Non mangio il gorgonzola, i formaggi stagionati o puzzolenti e i cetrioli, i cibi particolarmente grassi. Quando vado ad un pranzo, passo direttamente dagli antipasti al dolce e alla frutta.

Sono cattolica, ma "tiepida". Vorrei tanto che mio padre avesse creduto nell'aldilà e mi avesse promesso di aspettarmi e vigilare su di me.  Sarebbe molto più facile accettare la sua assenza, ma lui è sempre stato così: non prometteva niente che non fosse sicuro di mantenere.

Amo la campagna, i grandi spazi, il mare. La montagna m'intristisce e non mi fa sentire bene. 

Rido, piango, mi commuovo e mi arrabbio quando leggo un libro o guardo un film. In questi ultimi anni mi sono vietata qualsiasi lettura o film che tratti argomenti violenti o di guerra perchè mi fanno stare troppo male. E' una sofferenza non solo mentale ma, addirittura, fisica e questo non va bene.

Da più di otto anni sono una blogger, parlo e scrivo tanto...sono fatta così!