Mia madre ha compiuto ottantasette anni ma, come da sei anni ormai, non lo saprà e non festeggerà.
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| Mia madre sei anni fa, quando la malattia era solo all'inizio. |
Tutto
ebbe inizio circa sei anni fa, quando cominciò a raccontarci più volte
le stesse cose senza ricordarsi di averlo già fatto e a dimenticare ciò
che noi le dicevamo, o il fatto che qualcuno in giornata avesse
telefonato o le avesse parlato.
Tornava dalla sua quotidiana spesa al supermercato, a cui si recava con la sua amata bicicletta, con alcuni alimenti mancanti. Quando mio padre le chiedeva come mai non avesse acquistato questo o quello, nonostante gliel'avesse scritto sulla lista, lei rispondeva che "non sapeva a cosa corrispondessero quelle parole, pertanto non aveva potuto trovare l'oggetto in questione".
Un mattino disse che "non aveva voglia di andare a fare la spesa" e mio padre capì subito che non ci sarebbe andata mai più. Sapeva di non esserne in grado.
Poi cominciò a dimenticarsi di cucinare e mio padre si sostituì a lei. Ogni giorno era "una caccia al tesoro". Una padella era finita nel forno, un'altra sotto al letto, lo zucchero era nel frigorifero... Mia madre si offendeva quando le si chiedeva dove avesse messo quelle cose e allora mio padre, che l'amava più della luce dei suoi occhi, non le diceva niente e cercava, cercava... Lui col suo enfisema polmonare che gli toglieva il respiro, l'inizio del Parkinson che gli faceva tremare le padelle in mano, le gambe che lo reggevano a malapena... Stava zitto, ansimava e cercava.
Mia madre si stupiva quando mangiava un arrosto, gli gnocchi, la polenta...Diceva: "Che buono! Non ho mai mangiato questa cosa!" Pian piano, tutto diventava "coso o cosa, questo o quello" e i vocaboli, con la relativa corrispondenza, si cancellavano dalla sua mente, così come i gusti, i profumi e, purtroppo, le persone.
Un giorno la tremenda gomma che ormai si era impossessata della sua mente cancellò mio figlio, il suo adorato ed unico nipote. Mamma si stupiva nel veder girare per casa quel ragazzo estraneo, ma si rallegrava con noi perché "avevamo fatto una buona azione dando una casa a quel ragazzo orfano, che era anche tanto gentile e le dava sempre un bacio, anche se non la conosceva"
Poi iniziò il periodo più difficile, quello dell'altalena tra momenti di lucidità ed altri di follia. Non si cambiava , non puliva, non cambiava le lenzuola, nascondeva ogni cosa sotto al letto, ma obbligarla a vestirsi diventava una vera impresa, una lotta all'ultimo sangue, e cambiare le lenzuola al suo letto era un'offesa irreparabile, poiché lei "lo aveva appena rifatto e si voleva farla passare per una sudiciona". Io ero diventata anche una "rovina-famiglie" perché cercavo di portarle via il marito e, come se non bastasse, non permettevo ai suoi genitori, morti da almeno trent'anni, di venirla a trovare. Si chiudeva disperata in garage e piangeva per ore, soffrendo per il tradimento dei genitori e la presunta cattiveria della figlia, che ormai non era più figlia ma una nemica da combattere. Mi insultava, persino mi malediceva. Passato il periodo di disperazione tornava tranquilla in casa, dimentica totalmente di tutto ed affettuosa come sempre. La più amorevole delle madri. Era come vivere costantemente con il dott. Jekyll e Mr Hayde. Io ero alla soglia dell'esaurimento nervoso.
Intanto la gomma continuava a cancellare... era una pena vederla sedersi alla macchina da cucire che aveva usato per anni, con la quale aveva confezionato il mio abito da sposa, tanti abiti per tutta la famiglia ed anche per i clienti, e non riuscire nemmeno a muovere il pedale per farla partire, a non capire nemmeno da quale parte cucire un orlo. "Questa macchina non funziona più!" Si disperava e la guardava con odio.
Tornava dalla sua quotidiana spesa al supermercato, a cui si recava con la sua amata bicicletta, con alcuni alimenti mancanti. Quando mio padre le chiedeva come mai non avesse acquistato questo o quello, nonostante gliel'avesse scritto sulla lista, lei rispondeva che "non sapeva a cosa corrispondessero quelle parole, pertanto non aveva potuto trovare l'oggetto in questione".
Un mattino disse che "non aveva voglia di andare a fare la spesa" e mio padre capì subito che non ci sarebbe andata mai più. Sapeva di non esserne in grado.
Poi cominciò a dimenticarsi di cucinare e mio padre si sostituì a lei. Ogni giorno era "una caccia al tesoro". Una padella era finita nel forno, un'altra sotto al letto, lo zucchero era nel frigorifero... Mia madre si offendeva quando le si chiedeva dove avesse messo quelle cose e allora mio padre, che l'amava più della luce dei suoi occhi, non le diceva niente e cercava, cercava... Lui col suo enfisema polmonare che gli toglieva il respiro, l'inizio del Parkinson che gli faceva tremare le padelle in mano, le gambe che lo reggevano a malapena... Stava zitto, ansimava e cercava.
Mia madre si stupiva quando mangiava un arrosto, gli gnocchi, la polenta...Diceva: "Che buono! Non ho mai mangiato questa cosa!" Pian piano, tutto diventava "coso o cosa, questo o quello" e i vocaboli, con la relativa corrispondenza, si cancellavano dalla sua mente, così come i gusti, i profumi e, purtroppo, le persone.
Un giorno la tremenda gomma che ormai si era impossessata della sua mente cancellò mio figlio, il suo adorato ed unico nipote. Mamma si stupiva nel veder girare per casa quel ragazzo estraneo, ma si rallegrava con noi perché "avevamo fatto una buona azione dando una casa a quel ragazzo orfano, che era anche tanto gentile e le dava sempre un bacio, anche se non la conosceva"
Poi iniziò il periodo più difficile, quello dell'altalena tra momenti di lucidità ed altri di follia. Non si cambiava , non puliva, non cambiava le lenzuola, nascondeva ogni cosa sotto al letto, ma obbligarla a vestirsi diventava una vera impresa, una lotta all'ultimo sangue, e cambiare le lenzuola al suo letto era un'offesa irreparabile, poiché lei "lo aveva appena rifatto e si voleva farla passare per una sudiciona". Io ero diventata anche una "rovina-famiglie" perché cercavo di portarle via il marito e, come se non bastasse, non permettevo ai suoi genitori, morti da almeno trent'anni, di venirla a trovare. Si chiudeva disperata in garage e piangeva per ore, soffrendo per il tradimento dei genitori e la presunta cattiveria della figlia, che ormai non era più figlia ma una nemica da combattere. Mi insultava, persino mi malediceva. Passato il periodo di disperazione tornava tranquilla in casa, dimentica totalmente di tutto ed affettuosa come sempre. La più amorevole delle madri. Era come vivere costantemente con il dott. Jekyll e Mr Hayde. Io ero alla soglia dell'esaurimento nervoso.
Intanto la gomma continuava a cancellare... era una pena vederla sedersi alla macchina da cucire che aveva usato per anni, con la quale aveva confezionato il mio abito da sposa, tanti abiti per tutta la famiglia ed anche per i clienti, e non riuscire nemmeno a muovere il pedale per farla partire, a non capire nemmeno da quale parte cucire un orlo. "Questa macchina non funziona più!" Si disperava e la guardava con odio.
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| L'abito da sposa confezionato da mia madre |
Iniziarono poi gli anni terribili dell'affannosa ricerca dei suoi
genitori. Ormai aveva dimenticato tutti: mio padre, la mia famiglia, le
sue sorelle, ma il ricordo dei suoi genitori era ancora vivo, doveva
trovarli assolutamente e l'unico modo per farlo era uscire sulla strada
per raggiungere la loro casa, se solo fosse riuscita a ricordarsi
dov'era. Si attaccava al cancello, si arrampicava persino sopra,
chiamava i vicini per farsi aprire, camminava avanti ed indietro come
un'animale in gabbia. Una pena vederla. Era la sua unica ossessione,
l'unica ragione di vita. Così, per più di due anni, cercammo di
accontentarla accompagnandola sulla strada dieci, venti volte al giorno,
con il sole, la pioggia, la neve... Su e giù promettendole di arrivare
presto dai suoi genitori... ma non arrivammo mai. Mi disperavo, mentre
camminavo al suo fianco, pensando a mio padre, solo in casa, che si
spegneva giorno dopo giorno, senza magari riuscire ad aspettare il mio
ritorno.
Papà se ne andò senza che lei se ne rendesse conto e il tempo continuò a passare mentre la gomma cancellava, cancellava...
Ora ha dimenticato tutte le parole, si esprime a monosillabi come i neonati e non cerca più i suoi genitori. Cancellati anche loro, come tutto il resto. Non sa più mangiare da sola.
Fermati, gomma! Basta, smetti di cancellare!
Lei è serena adesso. Passeggia in giardino, sonnecchia sul divano, vive nel suo mondo fatto di nulla, senza mai sorridere, ridere o piangere, perchè in quel mondo non esistono ne'gioie, ne' dolori.
"Non dimenticare chi dimentica..."
Buon compleanno, mamma!
Papà se ne andò senza che lei se ne rendesse conto e il tempo continuò a passare mentre la gomma cancellava, cancellava...
Ora ha dimenticato tutte le parole, si esprime a monosillabi come i neonati e non cerca più i suoi genitori. Cancellati anche loro, come tutto il resto. Non sa più mangiare da sola.
Fermati, gomma! Basta, smetti di cancellare!
Lei è serena adesso. Passeggia in giardino, sonnecchia sul divano, vive nel suo mondo fatto di nulla, senza mai sorridere, ridere o piangere, perchè in quel mondo non esistono ne'gioie, ne' dolori.
"Non dimenticare chi dimentica..."
Buon compleanno, mamma!








