Sta per arrivare il nuovo Anno e desidero farvi gli Auguri in modo un po’ diverso: non con la solita immagine reperita sul web, ma con un brano musicale. Si tratta di una semplice rivisitazione pianistica di una parte (l’ho abbreviata per non rubarvi troppo tempo!) della Radetzky March, una celebre marcia militare composta da Johann Strauss padre nel 1848. Radetzky non è sicuramente mai stato un amico degli Italiani, tutt’altro! ma la marcia a lui dedicata chiude da anni, per tradizione, il concerto di Capodanno dell’orchestra filarmonica di Vienna e le sue note si associano ormai ad ogni nuovo anno.
lunedì 30 dicembre 2024
Un brano musicale eseguito da me per augurarvi un Buon Nuovo Anno.
domenica 22 dicembre 2024
Auguri di Buone Feste!
Possiamo, nel nostro piccolo, cercare
di non dare troppo peso alle incomprensioni e ai disguidi della vita quotidiana,
sforzarci di trovare compromessi e di vedere anche i lati positivi delle
situazioni che non ci piacciono, essere un po’ più empatici ed ascoltare con
attenzione chi richiede la nostra attenzione, prenderci maggior cura di noi
stessi, volerci bene e non essere troppo orgogliosi, per poter chiedere aiuto
quando ne abbiamo bisogno.
Nel mondo vediamo ogni giorno cattiveria,
odio, prevaricazione, ingiustizie, violenza, ma ci sono ancora intorno a noi tante
persone perbene, generose, disponibili e sono sicura che tutti noi ne
conosciamo molte che ci sanno dare conforto e condivisione.
Auguro a voi, alle vostre famiglie e
alle persone cui volete bene, di trascorrere le feste, ed anche il prossimo
nuovo anno, in salute, serenità e armonia.
Un abbraccio grande e Buone Feste!
martedì 26 novembre 2024
La ricerca della felicità...
Ho letto poi un articolo che tratta degli anziani, della loro saggezza e del fatto che dovremmo ascoltarli di più al fine di attingere al loro enorme bagaglio di esperienze. Dalle interviste effettuate risulterebbe che, a tenere l'uomo a galla nel cammino della vita, non siano l'intelligenza o la fortuna, bensì il carattere.
A questo punto, analizzando e mettendo insieme le tre informazioni, la mia mente comincia ad elucubrare e a riflettere sulla questione della felicità.
Mi chiedo: forse Jimi Hendrix, Janis Joplin, Kurt Cobain, Amy Winehouse, Witney Houston, Ernest Hemingway e tanti altri non erano persone intelligenti? Uomini e donne che avevano, o potevano avere, molto: successo, denaro, una vita sicuramente non monotona, eppure erano tutti infelici tanto da non sopportare più di vivere. L'intelligenza non basta, evidentemente, e neppure una vita entusiasmante, con continue scosse di adrenalina. Forse proprio questa vita senza stabilità e certezze, continuamente in giro per il mondo, tra contratti che scadono e si rinnovano, tra amici che vanno e vengono secondo il periodo, fortunato o meno, con il successo che sale e scende, crea un costante stato di ansia che, alla lunga, diventa impossibile sostenere.
Il carattere sicuramente aiuta a trovare la felicità. C'è chi combatte come un leone contro le avversità senza lasciarsi demoralizzare dalle sconfitte, chi è sicuro di sé e non si sente mai in difficoltà rispetto agli altri, chi riesce a raggiungere posizioni di rilievo che lo fanno sentire vincente e realizzato, chi sa assumere ovunque atteggiamenti da leader ed è sempre "un passo avanti" rispetto al resto della società.
Eppure, quando viene a mancare il lavoro, quando non si sa se si potrà pagare il mutuo o il dentista, quando si teme di perdere la propria casa e si ha vergogna di confrontarsi con gli amici, è difficile sentirsi felici.
Ricordo una collega di alcuni anni fa. Era separata da un marito che non le passava gli alimenti e aveva due figli piccoli da crescere. Insegnava tecnologia ed era precaria da anni. Ogni volta, a giugno, era licenziata e doveva aspettare settembre per ottenere una nuova nomina. L'estate era un periodo drammatico. Senza stipendio, con la paura del futuro. Non poteva nemmeno permettersi la macchina ed era terrorizzata all'idea di trovare un lavoro in una località non raggiungibile dai mezzi pubblici ( non dimentichiamo tutti i paesini delle Langhe che si trovano dalle mie parti), che sarebbe stata costretta a rifiutare. Centellinava il denaro per la spesa e non poteva mai fare un regalo che non fosse più che utile ai suoi figli. Lo stress le faceva cadere i capelli a manciate ed il viso era pieno di eruzioni cutanee.
Quando finalmente entrò in ruolo, ottenendo così il famoso e, per alcuni, deprecabile "posto fisso", ricordo che la vidi piangere come una bambina perché, finalmente, quell'estate avrebbe potuto vivere senza la paura del futuro.
Certo, un posto fisso può essere monotono, ma la certezza di poter saldare i debiti, pagare l'affitto ed il dentista e, magari, anche permettersi una piccola vacanza, penso possa compensare la noia di un lavoro sempre uguale.
A quel punto, con qualche certezza alle spalle ed un po' di tranquillità, si può cominciare a gioire per le piccole cose: il sorriso di un bambino, il volo di una farfalla, un pranzo in buona compagnia, un amore ricco di tenerezza, un'amicizia sincera, un regalo inaspettato...
Vuoi vedere che, alla fine, la ricetta della felicità sia proprio la... MONOTONIA?


